TURISMO GEOLOGICO DEL LITORALE IONICO


maxresdefaultAbitata sin dalla preistoria da popoli provenienti dall’Europa orientale, la Sicilia ha una storia ricca e travagliata, fatta di fasti e glorie, conflitti e decadenza, essendo stata una terra che per secoli è vissuta come colonia delle civiltà più ricche e potenti dell’area del Mediterraneo, seguendone a fasi alterne le sorti. Un crocevia di culture in cui greci, romani, arabi, normanni e aragonesi, solo per citarne alcune, le hanno lasciato un ricco patrimonio culturale che oggi siciliani e visitatori di tutto il mondo possono ammirare in templi, castelli, cattedrali, usi e costumi locali.

La Sicilia si lascia soprattutto ammirare per le sue peculiarità territoriali che sono il risultato della complessa storia geologica che ha caratterizzato l’area del Mediterraneo negli ultimi 200 milioni di anni. Essa infatti agli occhi di un visitatore appare come un variegato e colorato mosaico le cui sfumature sono da cogliere nei diversi aspetti di un paesaggio tutto da esplorare e da cui lasciarsi rapire: da un alternarsi di aspre montagne e dolci colline che diradano dolcemente verso fertili pianure, si va verso la costa ed il mare azzurro dove ampi litorali sabbiosi si alternano a rocciose scogliere che celano spiaggette di ghiaia dalle quali godere dei più pittoreschi tramonti, fino ad arrivare a sua maestà l’Etna. Fucina degli dei in cui Efesto forgiava i fulmini di Zeus, da sempre l’Etna ha ispirato miti e leggende stimolando la fantasia di chi si è imbattuto nelle terre di Aci. Basti pensare al mito di Ulisse e Polifemo narrato da Omero nell’Odissea, in cui Ulisse, in ritorno da Troia, ebbe la sfortuna di imbattersi in Polifemo, uno dei feroci ciclopi con un occhio solo che dominavano la costa ionica siciliana, che accecato con un palo di legno aguzzo dall’eroe greco, in un ultimo sussulto d’ira lanciò dei grossi massi contro Ulisse senza colpirlo dando origine ai faraglioni che oggi caratterizzano Acitrezza. E la leggenda di Aci e Galatea il cui amore fu osteggiato da un ciclope al tal punto che con un gigantesco masso, uno dei faraglioni, uccise Aci e gli dei commossi dalle lacrime di Galatea decisero di trasformare il corpo di Aci in sorgenti d’acqua dolce che sgorgano sui pendii del vulcano. L’Etna con la sua maestosità e le sue eruzioni domina quindi la Terra di Aci, forgiandone e plasmandone ogni suo aspetto e non c’è visitatore che arrivato qui da ogni angolo del mondo non ne sia rimasto affascinato. Importanti centri urbani come Acireale e borghi marinari come Santa Maria la Scala e Acitrezza sono nati lungo la costa ionica etnea e la loro storia ed economia è profondamente legata a quella del vulcano alla cui evoluzione geologica e alle manifestazioni eruttive si deve l’origine di siti di grande interesse ambientale, scientifico e turistico come i faraglioni e i basalti colonnari di Acitrezza, l’area marina protetta dell’Isola Lachea, le lave a pillow (cuscino) della rupe su cui sorge il castello di Aci Castello e la Timpa di Acireale sede di una riserva naturale.

L’area tra Aci Castello e Aci Trezza rappresenta sicuramente uno dei più importanti geositi della Sicilia orientale. Molte ed interessanti le osservazioni geologiche e geomorfologiche che si possono effettuare visitando i luoghi, e la particolare bellezza del paesaggio ha inoltre ispirato alcune delle più belle pagine della letteratura verista nonché della cinematografia italiana. Questa zona ha una grande importanza geologica per la presenza delle più antiche vulcaniti etnee conosciute in affioramento in chiari contatti di intrusione e di sovrapposizione con i sedimenti del substrato etneo, costituiti da argille marnose azzurre infrapleistoceniche. Ad Aci Castello, la rupe su cui sorge il castello medioevale, presenta una forma grossolanamente parallelepipeda con erte pareti verticali formate da brecce vulcanoclastiche e lave a pillow (cuscino) facenti parte delle Lave sub-alcaline di base. Si sono formate in seguito a eruzioni sottomarine, a qualche centinaio di metri di profondità, e le si riconosce per l’aspetto rigonio, a cuscino appunto, e per il bordo vetriicato. Sulla parete meridionale della rupe è possibile osservare un mega-pillow. A SW della rupe aiora una colata lavica subaerea, emessa tra il 122 a.C. e il 252-253 d.C. poggiante su una piattaforma d’abrasione marina ubicata a circa 4,5 metri di altezza, costituita da lave a cuscini, con chiare tracce di metamorismo da contatto. Attorno alla rupe si estende una piattaforma di abrasione, impostata su lave a cuscini, alta circa un metro sul mare più o meno accidentata. Nella zona orientale della rupe si vedono chiaramente tre solchi di battente rispettivamente alle quote 1,5, 6 e 8,7 metri circa, testimonianti improvvise variazioni del livello marino, attribuibili a movimenti tettonici: la prima testimonianza è fornita da un solco di battente attualmente ubicato a 8,7 metri di quota e in seguito ad un sollevamento della zona si è formato il solco di battente di quota 6 metri. Un secondo sollevamento è testimoniato dalla piattaforma di quota 4,5 metri e in occasione di un terzo sollevamento la rupe, precedentemente isolata, si unisce alla terraferma. La piattaforma d’abrasione emerge e questa, tra il 122 a.C. e il 252-253 d.C., viene ricoperta da una colata di lava. In seguito ad un innalzamento relativo del livello del mare, la colata lavica viene interessata dall’erosione marina che vi forma una falesia presto colonizzata da litodomi. Un nuovo abbassamento relativo del livello marino porta alla formazione del solco di battente di quota 1,5 metri e della piattaforma di quota 1 metro e un ulteriore sollevamento della zona porta alla conigurazione attuale.

Ad Aci Trezza, sull’Isola Lachea e sul Faraglione Grande e in alcuni tratti della costa, si possono osservare i celebri basalti colonnari. Hanno origine intrusiva, cioè il magma, raffreddandosi lentamente, ha creato bellissimi prismi colonnari come sorta di imponenti canne d’organo, ben visibili anche dalla terraferma. Nel porto di Aci Trezza aiora un caratteristico Pavimento dei Giganti, eccezionale esempio di abrasione marina esercitata sui basalti colonnari di un sill, ovvero un’intrusione magmatica tabulare lungo la giunzione di strati sedimentari andando a formare un ilone-strato. Le Isole dei Ciclopi (Isola Lachea e Faraglioni), situate a breve distanza dalla costa, sono quindi i resti dello stesso sill emerso ed eroso dal mare, praticamente derivano da un unico blocco vulcanico, mentre la copertura rocciosa biancastra sulle sommità dell’Isola Lachea e del Faraglione Grande rappresenta i resti della copertura sedimentaria costituita da Marne argillose infra-pleistoceniche con chiare tracce di termometamorismo, cioè altro non è che l’antica argilla deformata e indurita dal calore del magma e nel punto di contatto possono trovarsi dei caratteristici cristalli di analcime, un minerale composto da allumo-silicato di sodio. L’Isola Lachea e i Faraglioni dei Ciclopi costituiscono oggi una Riserva Naturale Integrale gestita dall’Università di Catania (CUTGANA); il Museo Didattico Naturalistico “Lachea” situato sulla sommità dell’omonima isola raccoglie numerosi e significativi esemplari di fauna, ora e minerali dell’Arcipelago dei Ciclopi. Lo splendido paesaggio ha ispirato alcune delle pagine più belle della letteratura verghiana: il romanzo I Malavoglia è infatti ambientato nella zona di Aci Trezza – Capo Mulini e a questo romanzo si è liberamente ispirato Luchino Visconti per la realizzazione del film La Terra Trema.

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