SEBASTIANO ARDITA, Magistrato scrittore, cronista in prima linea


di Antonio Omero

La mafia, oggi, è un’associazione a delinquere fra più persone o un modus vivendi di più persone o cos’altro?

La mafia è una condizione sociale che evidenzia un modus vivendi, ma è anche una organizzazione che trae vantaggi da quel modus. Entrambe le situazioni , definite con la medesima espressione, interagiscono con la società e ne condizionano lo sviluppo.

Nel suo libro – saggio “Catania Bene” racconta del suo inizio nella Procura di Catania: cosa si aspetta ora che all’entusiasmo di Lei, giovane sostituto procuratore degli anni ’90, si aggiungono anche importanti anni di esperienza?

Non mi aspetto nulla, nel nostro lavoro non esiste niente di scontato o di prevedibile.

Sempre nella sua “Catania Bene” emerge una grande sensibilità sulle cause primarie della “malavita”: il degrado e i ragazzi dei quartieri popolari. Crede che si possa aumentare il personale di P.S. sul fronte della Polizia di prossimità e prevenzione? Una sinergia fra servizi sociali, istituti di educazione e le istituzioni giudiziarie ed amministrative?

Questa è l’altra parte del problema: quella che riguarda le condizioni che generano il crimine, specie quello organizzato. Catania ha conseguito tristi primati in materia di criminalità minorile; sarebbe bello che quelle energie giovanili dedicate al malaffare potessero essere investite nel lavoro e nel progresso sociale con lo stesso grado di impegno e di intelligenza.

Il suo linguaggio semplice e descrittivo fa leggere il suo libro Catania Bene quasi come un romanzo ricco ora di emozioni, ora di descrizioni chiare e precise, ma sempre intriso di grande umanità e coraggio nel raccontare anche il pensiero più contorto dei mafiosi, ma cosa l’ha spinta a pensare e quindi pubblicare questo suo libro, vero tesoro per la conoscenza della mafia siciliana?

Mi ha spinto Il fatto che non possiamo mai dirci del tutto estranei a ciò che accade attorno a noi. Un misto di senso di colpa e rabbia nel contrastare ciò che accade nei quartieri a rischio contraddistingue spesso i magistrati che sono nati da queste parti. La conoscenza che solo chi è nato in mezzo a questa terra può avere, è una caratteristica che rende insostituibile nel contrasto a questo genere di criminalità chi è figlio di questa terra.
Lei crede che oggi ci sia a Catania, sottotraccia, un nuovo boss carismatico come il Cacciatore?

Non credo che sia semplice che possa riformarsi dal nulla una generazione di boss come quella dei latitanti che imperversavano negli anni 80.

Riina è morto, ma la Mafia in Sicilia sopravvive in chi e con quali metodi moderni fondati molto nell’infiltrazione della grande finanza e nel certo inabbissamento del potere mafioso?

Riina è morto e con lui un certo modo di esser mafiosi. Purtroppo un modello molto più subdolo ne ha preso il posto. Una mafia che fu un tempo solo catanese e che adesso contraddistingue tutte le organizzazioni più potenti e stratificate. Non dico che gli altri l’abbiano copiata dai catanesi, magari ci sono arrivati da soli…ma i catanesi c’erano arrivati prima…!
Un capitolo del suo libro intitolato L’innocente mi ha particolarmente colpito, dove si racconta l’eliminazione ingiusta del diciottenne Fabio Garofalo a Santa Maria di Licodia. Nella descrizione di questi struggenti e dolorosi fatti, viene fuori la sua grande sensibilità di uomo verso la vita e verso il prossimo, se lei non avesse fatto il magistrato, quale sarebbe stato l’altro suo progetto di vita? Quale altra professione avrebbe intrapreso?

sebastiano-arditaNon so pensarmi in un’altra professione, ma ritengo che anche gli avvocati possano svolgere un ruolo importante per l’affermazione della giustizia sociale.

Catania Bene – Storia di un modello mafioso che è diventato dominante è il suo sopratitolo, a rappresentare che l’intelligenza e il modo di fare catanese sia il migliore e il più attuale per definire la nuova Mafia 2.0. Lei cosa ne pensa in merito, ci sarà un’evoluzione più pericolosa di essa perchè collegata, a doppia mandata, con le istituzioni e con la Società siciliana?

Catania è stata una sede di eserciti armati, ma anche una Città laboratorio di inquinamento istituzionale. Una realtà in cui i mondi criminali si sono parlati ed hanno cercato alleanze con le forze politiche ed economiche .

Qual è il suo rapporto con la Fede, Lei crede in Dio e nel messaggio evangelico di Gesù?

Non so quanto conti parlarne qui, ma non penso che senza credere in Dio si possa vivere con eguale speranza. Anche perché spesso il male rischia di essere più forte in questa terra, nell’agire degli uomini, in ciascuno di noi.

Nel nostro portale positivo scorre sempre una scritta la mafia non ama la Sicilia, la Sicilia non ama la mafia, per ricordare al mondo intero che la nostra isola attraverso la sua gente migliore vuole dimostrare onestà, laboriosità e solidarietà. Cosa pensa della nostra iniziativa editoriale?

Ritengo che la mafia non sia una espressione dell’essere siciliani, ma al tempo stesso una causa ed una certificazione del loro sottosviluppo. Purtroppo però essa si fa strada utilizzando atteggiamenti e retaggi tradizionali – quali il paternalismo ed il fideismo – che pur essendo di per se’ diversi dalla cultura mafiosa ne agevolano l’affermazione.
Quale messaggio, da preparato magistrato in prima linea, vuole trasmettere ai lettori di buonenotiziedallasicilia.tv ?

Un messaggio di speranza, perché la mafia e la corruzione, di cui oggi si serve, nuocciono allo sviluppo ordinato della società e solo per questo sono destinate ad essere sconfitte. Ma lo saranno solo quando la maggioranza dei siciliani ne sarà attivamente consapevole.


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