ROSALBA PANVINI Soprintendente ai Beni culturali a Catania, risolutrice dei problemi.


di Antonio Omero

Benvenuta a Catania, ben tornata a casa, Rosalba Panvini, archeologa e docente all’Università di Catania, che vanta un curriculum di altissimo profilo che spazia dalla direzione della Sezione Archeologica e poi Servizio II° per i Beni Archeologici della Soprintendenza per i Beni Culturali ed Ambientali di Caltanissetta e dei Musei di Caltanissetta, Marianopoli e Gela all’onorificenza di Cavaliere al merito della Repubblica Italiana conferitole dalla più alta carica dello Stato nel 2011.

Qual è il suo messaggio al cittadino catanese e alla provincia della bellissima città etnea e qual è il suo primo programma da impostare?

Io la ringrazio di questo attributo “risolutrice dei problemi”, noi siamo per risolvere il problema, non siamo solo per dire no o sì, quindi nullaostificio, ma ogni pratica che viene presentata, ogni intervento che viene proposto alla Soprintendenza presenta dei problemi che partono da un’ottica diversa da parte di chi li propone, noi siamo votati alla tutela del patrimonio culturale e quindi, per dire sì o no non nasce dal rapporto umano, perchè l’amministrazione è fatta su carta e non su sentimenti, dobbiamo essere rispettosi di norme per le quali noi poi lavoriamo,  in discendenza delle quali noi lavoriamo.  Ecco perchè molto spesso la Soprintendenza, ma non solo a Catania ma anche in altre parti è vista quasi com un Organo che dice sempre no!  Ma quando è no è perchè si vuole salvaguardare, si vuole tramandare e si vuole conservare, perchè questo è l’obiettivo di chi opera nel rispetto della tutela dei monumenti e del patrimonio, in genere.

Il primo programma che io imposterò è quelo di rendere i Cittadini partecipi di tutti i progetti e i propositi della Soprintendenza e quali sono le finalità. Infatti, dicevo ai Dirigenti dei Servizi con i quali abbiamo stabilito un minimo di programma, per potere andare avanti, che mira alla valorizzazione, alla promozione dei beni, alla loro conoscenza e che dobbiamo anche approcciarci alle Scuole, non solo con i Progetti di alternanza Scuola-Lavoro, ma presentandoli di volta in volta, e non solo alle scuole,  comunque, ma anche alle collettività, perchè poi sa noi lavoriamo sempre con soldi che sono della Collettività, presentando dopo i risultati e gli esiti dei progetti che sono stati portati a termine. Recentemente abbiamo fatto così a Biancavilla per la presentazione di una Chiesa delle Benedettine, per cui il prete aveva avuto questo contributo, il monastero era scomparso,  però l’Architetto Neri ha organizzato insieme al prete un momento di incontro in modo tale che non solo i fedeli,  o comunque la gente del quartiere potesse rendersi conto dello spessore dell’intervento fatto dalla Soprintendenza e far capire quali siano i nostri propositi, ossia tutelare e salvaguardare.

La prima funzione del Soprintendente è quello di vigilare sugli eventuali abusi che il cittadino incivile e spregiudicato di solito commette, ma come vuole lei avvicinare il cittadino per evitare che diventi un fuorilegge? Instaurerà un forma di comunicazione efficace?

Guardi io le posso dire questo, appena sono entrata, dopo un paio di giorni, c’è stato un incidente increscioso al Museo Civico di Paternò, dove sono entrati i malfattori e hanno rubato, e la Dottoressa Maniscalco che è la direttrice dei servizi per i beni archeologici è veramente rimasta colpita da questa azione vandalica perchè diceva: “noi proprio a Paternò abbiamo impiegato tante risorse umane e d’intelligenza per coinvolgere le scuole e fare capire il valore del patrimonio che c’è a Paternò, mi sembra quasi di aver fallito nella mia mission,  perchè proprio con Paternò ci siamo impegnati più che in altre parti, purtroppo sono delle cose che succedono, il cittadino spesso continua ad essere poco educato nel rispetto del patrimonio culturale”. Io penso che le prime lezioni debbano essere fatte nelle scuole. Si sta perdendo l’Identità, questo è un mondo in cui d’identità oggi si parla, d’identità multietnica, ma non dobbbiamo perdere la nostra, soprattutto dobbiamo preservarla e tramandarla. Allora il rapporto con le scuole deve essere intensificato, deve essere sempre costante, deve essere portato avanti per far sì che i Giovani, a partire dalle scuole medie, possano avvicinarsi al patrimonio culturale; poi i vari eventi, per esempio, domenica faremo la mostra VIVERE NELLA PREISTORIA che era stata inaugurata quì, la stiamo portando in forma itinerante, a cominciare da Militello Val di Catania, la inauguriamo domenica nell’ambito di un evento locale che è la Sagra della Mostarda, la terremo lì per due mesi, poi vorremmo farla girare anche in altri Comuni e questo perchè, non perchè manchino materiali archeologici ove ci sono i musei civici, ma per fare in modo che i ragazzi con le insegnanti s’avvicinino a questi beni. Ecco questo è il percorso che vorremmo fare e poi, appunto, man mano che vengono fatti restauri di monumenti, di chiese … ce ne sono tantissime, cercheremo anche di fare conversazioni, dei piccoli mini convegni per far rendere conto al cittadino di quanto sia importante.

All’altezza di Via Sacchero, a Catania, c’è la vera Porta dell’antico Fortino, da Piazza Trincerato a via Garibaldi, ma ancora la popolazione la confonde con la diversa e famosa Porta Garibaldi, ma si realizzerà mai, da un lato, una rete di tutte le ricchezze storiche e urbanistiche di Catania e, dall’altro, si realizzerà mai un progetto interuniversitario tra geologi, speleologi, archeologi,  architetti e Facoltà di lettere per riscoprire i diversi strati antichi di Catania?…

Per tante aree del territorio catanese sono state attivate diverse convenzioni con le Università, non solo catanesi, ma anche con quelle straniere, università americane, fra cui una del New Jersey che ha chiesto che vuole aver affidato un monumento di epoca normanna, ed è una cosa che abbiamo accolto favorevolmente. Che ben vengano le collaborazioni dell’Università di Catania, s’immagini, io c’insegno e già partecipo a diverse missioni di scavo, anzi sono fatte congiuntamente con la  Soprintendenza, cito il caso di Palikè (Contrada Rocchicella, Mineo), la Città di Ducezio.

Palikè è un sito archeologico che si trova in località “Rocchicella”: da circa un secolo fa parte del territorio di Mineo ( CT) nonostante disti appena un chilometro da Palagonia, paese che trae il suo nome proprio dall’antico sito ( Palagonia significa infatti Palica-Nea, ovvero Nuova Palica).

Poi abbiamo le Terme di Santa Venera al Pozzo, ce ne sono diverse aree che sono interessate da convenzioni anche con il CNR , importante è quello di portarle avanti, è chiaro? Servono anche a coinvolgere gli studenti perchè queste convenzioni sono strutturate in modo  tale che il Titolare della Cattedra si avvalga poi dei propri studenti che fanno stage formativi e quindi si abituano allo scavo, a capire com’è la metodologia  di scavo archeologico e quindi, è sempre un piacere e sono lezioni di vita che si possono dare.

L’archeologo dovrebbe conoscere le lingue antiche, ma potrebbe anche rivelarsi necessario l’intervento di un filologo per decifrare alcune scritte, quindi sì anche lettere antiche.. Diciamo che uno studio reale della Catania antica (dai libri agli scavi) potrebbe coinvolgere diverse figure professionali. Qual è la sua idea in merito?

Già fatto, fare squadra, come già ho detto.  Le segnalo, a tal proposito, Catania antica. Nuove prospettive di ricerca un bel volume su Catania, edito dalla Regione Siciliana, pubblicato a cura del dott. Fabrizio Nicoletti che è un archeologo e di cui ho avuto il pregio di presentarne il libro presso l’Università di Catania nel Coro di Notte, in esso sono state messe insieme tante figure sia dell’Università sia professionisti che operano all’interno dell’Amministrazione, quindi mi pare un buon punto di sintesi  di professionalità che hanno, ognuno per i propri interessi, dato un contributo alla ricostruzione del quadro di Catania.

Soprintendente cos’è per lei la bellezza e come educare i giovani all’apprezzamento oggettivo di essa per farla diventare vero valore di vita?

Allora io insegno museologia/museografia oltre che metodologia della ricerca archeologica, io ho sempre insegnato una cosa che un monumento, un’opera d’arte deve emozionare e quindi, se emoziona è già bello. È intriseco il concetto di bellezza. Secondo me sono tantissimi i monumenti di Catania e del territorio che attraggono e che coinvolgono lo spettatore, attraggono perchè sono belli, sono  magnificenti, sono imponenti, e quindi creano emozioni, suscitano a chi li vede proprio

l’interesse a scoprire che cosa rappresenti quel monumento. All’interno anche delle chiese che sono templi di bellezze e di opere d’arte ci si emoziona tanto.

In un precedente incontro a Palazzo degli Elefanti, lei ha sottilineato con forza la sua voglia di fare squadra con tutte le altre istituzioni per fare rinascere Catania in tutto il suo splendore, ci può parlare di questo suo progetto? Farete una squadra d’attacco o di difesa?

Secondo me ci vuole una squadra, non c’è attacco e difesa,  lavoriamo tutti al servizio della collettività, e se lavoriamo così io penso che, viste le scarse risorse economiche e anche risorse umane per tutti gli Enti, possiamo raggiungere qualche obiettivo. Io spero che già per Catania un progetto stia maturando per la primavera successiva nel 2019, ma veda non è solo Catania, stiamo pensando con i vari sindaci e i rappresentanti dei vari Enti a delle iniziative, più o meno grandi, questo cosa significa? Fare squadra, mettere in rilievo, in risalto e valorizzare quegli aspetti, quei monumenti, quelle opere d’arte che in una città sono rimaste un pò sospese.

Ormai Catania è una Città metropolitana e la sua Provincia è culla di veri tesori nascosti e in vista, avrete in un prossimo futuro un collegamento diretto digitale con tutte le istituzioni comunali per fa sì che una pratica di autorizzazione non duri in modo eccessivo? E ci sarà un registro aggiornato di tutti i beni culturali ed artistici della Città etnea e della provincia?

Ci sono delle schede di tutti i monumenti, di tutte le opere d’arte e comunque è una cosa in fieri perchè il patrimonio è così enorme che non si riesce ad inquadrarlo tutto, subito, e poi si scoprono tante cose… la bellezza della ricerca è proprio questa, altrimenti, sa, la cultura  viene un po’ abbandonata, io dico sempre ed insegno che le nostre discipline nei vari ambiti del patrimonio culturale non finiranno mai, e quindi la ricerca in questi particolari settori del patrimonio culturale, a cominciare da quello librario,  archeologico, architettonico, paesaggistico, etnoantropologico, archivistico, non finirà mai!…

Per quanto riguarda il registro, posso dire che tutti i monumenti hanno delle schede inserite in un catalogo, c’è una categoria di lavoratori che sono i catalogatori e gli esperti catalogatori che nacquero allora, furono a loro affidate queste attività di catalogazione proprio perchè servissero a schedare il patrimonio. È importante quest’attività che svolgono perchè lo Stato deve sapere quello che ha a disposizione come patrimonio. Per quanto riguarda le pratiche, devo dire che noi le vediamo su supporto cartaceo, anche se spesso ci sono anche i supporti digitali, ma i tempi vanno rispettati secondo quelli dati dalle normative, ai quali ci atteniamo rigorosamente.

Lei è un’archeologa di fama internazionale, a lei si deve la scoperta del relitto greco-arcaico di Gela e del relitto Gela II, dei quali ha curato la progettazione, la direzione scientifica dei relativi interventi di scavo metodologico, recupero e ricerca scientifica con pubblicazioni, compreso il restauro conservativo, ma pensa che a Catania possa avere qualche sorpresa di questo tipo, o sarebbe meglio cercare di conservare bene i tanti monumenti che sono stati lasciati all’incuria dalle precedenti  classi politiche?

Allora devo dire con molta coscienza che io non sono un’archeologa di fama internazionale, sono un’archeologa che ama il suo lavoro, che ha girato tanto per convegni ed altro, chiamata da altre parti, è un lavoro che ho fatto con tanto piacere e spero di continuare a fare. Detto questo, esistono le sorprese nel campo archeologico e anche nel campo della Storia dell’Arte; io ho avuto il piacere, restaurando anche delle volte delle chiese, di scoprire delle pitture e degli affreschi precedenti a quelle che poi riuscivamo a vedere, allora in questo settore del patrimonio culturale le scoperte ci sono sempre, anche in un libro, in un fondo antico, in un manoscritto, nel campo archeologico, ovviamente, la scoperta archeologica diventa quasi uno scoop, devo però precisare una cosa per quanto riguarda l’archeologia subacquea, ormai, c’è una Soprintendenza del Mare che fa queste scoperte e che fa questo tipo di attività di ricerche scientifiche, ma ci auguriamo che queste scoperte nel campo terrestre e la Soprintendenza dei Beni Culturali che le fa, le possa far riemergere. Sarebbe certo un valore aggiunto a tutto ciò che già conosciamo. Poi, l’archeologia, diciamocelo chiaro, permette sempre di scoprire anche un coccio, anche un frammento che viene letto nella giusta maniera, qualunque cosa può essere scoperta, ci vuole anche un pizzico di fortuna, per carità, e la bravura di chi fa l’indagine con l’occhio attento.

Con quale tipo di gestione culturale e manageriale lei desidera affrontare l’evolversi di questo suo tanto desiderato mandato catanese? E non pensa che il suo Ufficio sia stato messo un po’ sotto scopa nella complessa crescita di questa Città, in fondo, lei come ha trovato Catania?

Il mio Ufficio ha fatto fronte bene, ha fronteggiato bene le situazioni, vedo che c’è un’ottima squadra in Soprintendenza e facciamo anche sinergia e cerchiamo di valutare anche insieme con i responsabili dei vari servizi quali sono le strategie migliori. Catania, come tutte le città, ha avuto un momento di esplosione, ma tutte le realtà, poi si è passata ad un’altra fase, al momento d’implosione, ma devo dirle che è un fenomeno storico,  come lei vede dal centro storico siamo andati alla periferia e oltre, quindi, a poco a poco, con questa crisi demografica, che si registra dappertutto, basta pensare che l’entroterra si sta spopolando, ed è una cosa che mi affligge perchè io ho lavorato molti anni nel centro della Sicilia, Caltanissetta, Gela, ma si  coglie anche qua questo fenomeno che è un fenomeno di eplosione di urbanistica e territoriale, stiamo assistendo ad un fenomeno regressivo, dove la gente torna a vivere  negli ambiti vicini al centro storico. Vuoi anche perchè le aree esterne sono malservite, e non ci sono servizi ed è difficile dare la stessa manutenzione delle strade, delle condotte idriche, delle infrastrutture, degli impianti, è diventato ormai difficile in un momento in cui mancano le risorse. Però, sa, io sono un’archeologa ma anche storica, e in questo senso do sempre una visione storica, questo è fenomeno ciclico, allora dopo il grande Impero romano c’è stato il momento del Medioevo, per poi avere una rinascita, e io mi auguro che non dobbiamo aspettare secoli, ma questi fenomeni ormai, siamo in un’era della digitalizzazione, dell’internet, possano avvenire nella velocità, ma, mi creda, per chi studia archeologia lo sa che dopo la grande esplosione e la ricchezza dell’età minoiche e micenea c’è stato un periodo ellenico, per poi risorgere con la Grecia, la grande espansione in tutto il Mediterraneo. Io mi voglio augurare che sia così!

Qual è il suo libro preferito, la sua musica compagna di vita e il film che l’ha emozionata di più?

Guardi io leggo molto, non potrei dirle un libro in particolare, la musica, invece, è quella di Mozart e di Chopin, perchè io ero anche pianista, sono arrivata fino all’ottavo anno di studio, e quindi Mozart, Beethoven, Chopin per noi era il pane quotidiano, perchè facevamo esercizi a non finire…. poi, sa, nella vita si fanno delle scelte. Il film che mi abbia segnato non mi ricordo, ne ho visti tanti, le devo dire Via col Vento, perchè no?

Cosa ne pensa del nostro progetto editoriale positivo Buone Notizie dalla Sicilia e qual è il suo messaggio che desidera comunicare ai nostri video lettori che spesso ci seguono anche dall’estero?

Allora, dare sempre belle notizie, perchè le brutte notizie danno scoramento,  e poi bisogna avere una lettura positiva anche delle realtà che magari apparentemente nelle circostanze si vedono negative, però se facciamo una pausa di riflessione, io penso che anche il risvolto positivo possa essere rilevato,  la gente ha bisogno di messaggi postivi, mi creda, nei momenti in cui sono caduti i valori, si sta sfaldando l’identità , tanti valori come l’amicizia, la famiglia si stanno un po’ disgregando e allora, io penso che il messaggio positivo deve essere sempre dato, anche in ufficio da me quando mi si dice c’è un problema, io cerco di metterli su e dico  che il problema è nato perchè c’è la soluzione, altrimenti non nascerebbe! che Dio ci aiuti, no? Io poi ho una visione cristiana e sono positiva.


Like it? Share with your friends!

2
What's Your Reaction?
SARCASTICO! SARCASTICO!
0
SARCASTICO!
DELIZIOSO! DELIZIOSO!
1
DELIZIOSO!
LOVE!!! LOVE!!!
1
LOVE!!!
OMG!!! OMG!!!
0
OMG!!!
PAURA!!! PAURA!!!
0
PAURA!!!
LOL! LOL!
0
LOL!
FUNNY! FUNNY!
0
FUNNY!
WIN! WIN!
0
WIN!

ROSALBA PANVINI Soprintendente ai Beni culturali a Catania, risolutrice dei problemi.

log in

reset password

Back to
log in