NUNZIA SCALZO, AUTRICE DI “VITE STORTE”


di Antonio Omero

Nunzia Scalzo vive in Sicilia. È laureata in filosofia, specializzata in psicologia e storia, e in filosofia del diritto. È giornalista, esperta di comunicazione efficace e counselor. Già direttore responsabile del settimanale “I Vespri”, ha diretto il mensile “I Quaderni dell’autonomia”. Ha collaborato con il quotidiano “La Sicilia” e attualmente è collaboratore del quotidiano “la Repubblica” edizione di Palermo. Scrive per alcune riviste a tema specifico di grafologia poiché, oltre all’attività pubblicistica è grafologa forense e lavora nei tribunali d’Italia.

Ma tu nella tua vita di tutti i giorni sei sempre dentro il pezzo?

Si, io sono una che sta sempre sul pezzo! Cerco di guardare all’essenziale delle cose perché non mi piace disperdermi, non mi piace perdere tempo se non nel senso di oziare nella maniera latina, Mi piace dedicarmi alle cose che mi interessano.

Sei autrice di VITE STORTE pubblicato da A&B Editrice (Gruppo Editoriale Bonanno), un libro che descrive omicidi e fatti di sangue accaduti in Sicilia nel secolo scorso. Alcuni risolti altri no. Racconti a metà tra la cronaca giornalistica e la storia, in cui le protagoniste – vittime o carnefici – sono le donne. Cosa ti ha spinto a scrivere fatti e storie del secolo scorso?

Il libro nasce da un’inchiesta giornalistica realizzata quando ero direttore de I VESPRI: quando ho assunto la direzione di questo giornale, volevo che avesse un’impronta particolare che guardasse con attenzione alla contemporaneità e alla realtà di ogni giorno, ma che non dimenticasse che tutto quello che siamo viene dal passato, a quello che ci può insegnare la storia, io sono convinta che guardare alla storia aiuta a capire il presente e il futuro, perché la storia magistra est.  Improvvisamente mi sono trovata tra le mani tutto questo materiale e ho pensato di pubblicarlo, ma di non guardare soltanto al fatto in sé che nella sua drammaticità si ripete quasi ogni giorno come ci dice la cronaca, ma fare un’analisi della società del tempo, delle dinamiche vitali e relazionali e anche un po’ al diverso approccio che ha il giornalista nel raccontare la storia rispetto agli atti giudiziari che invece traducono come quella storia si è svolta. Quest’aspetto mi ha molto presa e sorpresa.

 

La vicenda umana di ciascuna protagonista di VITE STORTE traduce il vissuto di ogni donna in lotta contro pregiudizi, maldicenze, ingiurie, scarsa considerazione. Un libro femminile ma non femminista: i fatti sono raccontati senza alcuna ideologia, senza dimenticare però che la calunnia sessista è norma anche negli anni 2000. Ma Tu oggi come vedi la figura femminile inserita in questa società, si è affermata ed è più avanti dell’uomo o è sempre vittima di una violenza maschile incurabile? E c’è una soluzione sociale e antropologica a questa situazione di violenza?

La figura femminile inserita in questa società ha un debito nei confronti delle donne e delle femministe che hanno conquistato diritti per noi oggi normali e scontati ma che non lo erano affatto. Sarebbe anacronistico e anche falso dire che le donne di oggi vivono le stesse situazioni che vivevano le donne di un tempo, ma è vero che c’è sempre una sottile violenza nell’approccio alla donna, che si traduce in battute, in sguardi morbosi… una donna prima di essere valutata per quello che è capace di fare, viene osservata per com’è, per come si pone nei confronti dell’altro, e soprattutto se è bella oppure no.  Poi c’è un altro aspetto a mio avviso non trascurabile: vale a dire che le donne le peggiori nemiche delle donne, è vero, è così e lo sperimentiamo ogni giorno.  La soluzione sociale e antropologica a questa violenza è RISPETTARE  tutti e tutte.

Nella scheda editoriale di presentazione del tuo libro leggiamo che in VITE STORTE troviamo un modo come un altro di vedere «l’essenziale» e «l’esistenziale» femminile con occhio libero da giudizi e pregiudizi, carico di empatia e partecipazione, ma senza scadere nella commiserazione o peggio nell’indulgenza, puoi spiegarci meglio questo passaggio tra l’essenziale e l’esistenziale della donna di inizio secolo?

L’essenziale della donna è la sua integrità, il suo essere genere diverso da quello maschile, quindi nella sua essenzialità anche di creatrice, procreatrice, l‘esistenziale è la presa di coscienza del fatto che le donne sono diverse e non saranno mai come gli uomini. L’esistenziale femminile è il suo genere diverso.

Ancora oggi, e siamo in pieno 2019, vive in modo sostenuto il filo conduttore della raccolta dei casi descritti in VITE STORTE e cioè l’insulto atavico “Le femmine sono tutte buttane” e qualsiasi cosa accada loro la società sentenzia con un: “se l’è cercata”. Anche il modo di criticare la moda femminile odierna sbarazzina e molto provocante è un segno che il maschilismo ancora dirige la vita sociale dei nostri giorni?

Non è una questione di maschilismo, nel senso che se io mi metto in giro seminuda, è inevitabile che cerco una conferma, ed è inevitabile che chi mi guarda non mi osserva per dire che creatura divina c’è oggi in giro, ma è un gioco sottile delle parti, io mi concio così perchè voglio attrarre

lo sguardo maschile su di me, perchè voglio essere considerata, perchè voglio essere apprezzata, perchè voglio suscitare un istinto sessuale nel maschio, lo voglio sedurre con quel mio modo di essere. Questo naturalmente non giustifica la violenza, però è anche vero che noi donne spesso, è vero, che ce la cerchiamo. E sì! Vanno valutate le situazioni caso per caso, ma se vado seminuda in giro, qualcosa cerco, non so cosa cerco, ma certamente non il rosario per dire la preghiera.

Nel tuo libro appare ancora la famiglia patriarcale, l’uomo in quanto capo famiglia decideva di moglie e figli, perpetrando una cultura maschilista. Il delitto d’onore in caso di adulterio verrà abolito definitivamente nel 1981, ma fino a quel momento il legislatore aveva dato peso alla morale, all’onore leso da recuperare attraverso la vendetta e l’omicidio, oggi come si è evoluto questo concetto? Si da più peso specifico alla donna o all’uomo, giuridicamente parlando?

Penso che tante cose siano cambiate, intanto è cambiato il giudizio sulle donne: mentre prima la donna che tradiva il marito o se ne andava con un altro, era moralmente oltre che giuridicamente colpevole, oggi questo giudizio si è un po’ attenuato. Oggi se sentiamo di uno stupro non si pensa che se lo sia cercato a prescindere, ma ci si ferma, si valuta, si cercano prove e soprattutto si fanno processi.

Visti i numerosi fatti di cronaca etichettati con il termine “femminicidio”, il libro risulta essere di grande interesse di attualità, e non si pensi, come dice l’avvocato Enzo Trantino, durante la presentazione alla Libreria Cavallotto di Catania, che, destinatario possa essere esclusivamente un pubblico di genere femminile, “dobbiamo coinvolgere gli uomini e far capire loro quanto si è subito e quanti uomini perdono la ragione uccidendo la madre dei loro figli, affinché si possa operare una trasformazione culturale nella società, perché la violenza e la violenza sulle donne, in modo particolare, è un fatto culturale.” Ma bisogna lavorare anche sulla prevenzione del malessere psicologico dell’uomo quando viene assalito da una reazione rettile del suo cervello?

Condivido pienamente quello che è posto nella domanda, credo che un ruolo fondamentale in tutto questo ce l’abbia la scuola,  nell’insegnare il RISPETTO dell’altro, oltreché la famiglia.  E’ fondamentale che sia le mamme dei figli maschi, ma anche le mamme delle figlie femmine educhino al rispetto. Solo la scuola in questo può intervenire e dopo la famiglia, perchè come diceva Domenico Seminerio se io da ragazzo prendevo la scopa per spazzare a terra, mi veniva detto vedi che queste sono cose da femmina, tu non le puoi fare, già nella mente del maschio si crea  un compartimento per cui ci sono delle cose che fanno le femmine e delle cose che fanno i maschi. Siamo proprio sicuri che oggi non sia più così?

Tu sei un’esperta in comunicazione e PNL (Programmazione Neuro Linguistica), nella moderna società l’uomo è più in progressione o si trova in regressione rispetto al modo di comunicare e realizzare relazioni sociali ed opere d’arte rispetto al secolo scorso? I nuovi mezzi social stanno trasformando l’uomo, animale sociale, in un essere più intelligente e pragmatico?

L’uomo oggi è esageratamente concentrato su se stesso, alla ricerca di un mito, che non vorrei scadere tanto in retorica filosofica, ma mi ricorda tanto il superuomo di Nietzsche. Ciascuna persona pensa di realizzare un sé, che non è la realizzazione di sé ma io devo fare qualcosa, devo essere una sorta di mito. In questo i social hanno creato un’apertura o una frattura difficile da sanare. E, quindi, non ci fa essere né più intelligenti né più pragmatici.

Se dovessi lanciare il tuo messaggio filosofico e culturale ai giovani di oggi, cosa vorresti comunicare?

Riconoscere se stessi e lavorare su se stessi, ciascuno di noi ha un talento o dei talenti che sono straordinari, ma devono essere coltivati, valorizzati, senza avere paura di sbagliare, di fallire, perchè ogni fallimento è un tassello per andare avanti, evidentemente quella strada era sbagliata, devo girare da un’altra parte, ma mai rinunciare ai propri sogni, mai farsi scoraggiare dagli ostacoli.

Qual è il tuo pensiero circa il nostro Portale positivo Buone Notizie dalla Sicilia? Meglio fare passare ancora più cronaca nera ed imbottire i telegiornali di messaggi politici più o meno intellegibili dalla massa oppure bisognerebbe dare una forte sterzata comunicativa verso il bello e  il positivo?

Sono convinta che il messaggio positivo regali sempre benessere, come un papavero in un campo di grano. Il vostro portale mi fa ricordare un’idea lanciata qualche anno fa da Massimo Gramellini su LA STAMPA che voleva realizzare delle pagine del giornale esclusivamente a tematica positiva. Nel nostro Paese, nella nostra vita, nella nostra quotidianità, anche nel nostro piccolo vicinato, ci sono delle cose belle, e porre l’accento su queste significa dare speranza a chi magari vive un momento oscuro  e non trova la via in una certa fase della propria vita.

Le buone notizie sono sempre legate a socialità positiva, a cose fatte bene che riempiono la vita.

Tutti i Tg sono pieni di cronaca nera e di politica, ci penseranno loro a dare cattive notizie.

 

https://www.youtube.com/watch?v=265T7awehNE

 

 


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