“Nessun luogo è lontano”


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di Teresa Antonietta Teti

Franco Battiato il 23 marzo compie 73 anni. Molti ricordano un libro di R. Bach che  parlava dell’ invito a un compleanno e di chi s’era messo in volo per raggiungere il luogo della festa, ma dopo aver  attraversato i monti e i mari e i cieli in un sol pensiero di affetto, aveva capito che di andare materialmente  non ne sentiva alcun bisogno, perché c’era già, con la sua mente e la sua anima. “Volare liberi e felici, al di là dei compleanni, in un tempo senza fine… di tanto in tanto noi c’incontreremo – quando ci piacerà – nel bel mezzo dell’unica festa che non può mai finire”. Questa immagine sembra adatta a un artista senza tempo e senza luogo, che nella sua filosofia di vita  orientata alla meditazione  ha attraversato tutto, anche i compleanni, come ama ricordare in  Testamento( album APRITI SESAMO, 2012) e già scorre nel polline di bianchi ciliegi e di rosse melagrane e in acini indaco di uve mature, perché con la sua musica i tempi e i luoghi li ha attraversati  tutti: quando ci racconta la cura  infinita delle onde della terra, (La cura dall’album L’IMBOSCATA, 1996), il veloce moto  delle stelle( Vite parallele, album GOMMALACCA, 1998) il dolce cullarsi di ali nello spazio tra le nuvole(Gli uccelli, LA VOCE DEL PADRONE) e  mille storie di un’unica storia che non finisce mai, che è quella dell’essere in viaggio  verso la multidimensionalità. Il maestro Battiato  regala palpiti da almeno trentasei anni, data in cui si affermò il suo disco LA VOCE DEL PADRONE, una porta che apriva e ancora apre altre, innumerevoli porte, dove con   Segnali di vita  si intravede, a prescindere dalle convinzioni  e dalle convenzioni del qui e adesso, una corrispondenza di segni con la cosmogonia. Ascoltare le sue canzoni senza soluzione di continuità  genera inesauribile stupore e mai appagamento, come  se fosse sempre la prima volta e ogni volta l’emozione non è  mai la stessa,  mutando in intensità e in finezza secondo il proprio stato di coscienza. Nel corso degli anni le donzelle divenute madri  si premuravano, prendendone diletto, di cullare gli infanti su quelle note e sulle altre che via via sopraggiungevano:  Fogh in nakhal( album CAFFÈ DE LA PAIX, 1993), Bist du bei mir( album FERRO BATTUTO, 2001), Il mantello e la spiga( GOMMALACCA), diluite in un Oceano di silenzio( album FISIOGNOMICA, 1988) e innumerevoli altre ancora, in una diversità unitaria di integrità intoccabile e inalienabile, in un intreccio di cultura e di culture,  stimolo al confronto che porta alla conoscenza. Queste canzoni, assorbite per osmosi,  andavano a catalizzare  energie direttamente nelle molecole cosicché gli allora neonati, ora giovani ragazze e ragazzi, si sciolgono in lacrime ai concerti di Franco Battiato insieme alle loro madri e ai loro padri. Solo i Grandi sanno operare simili miracoli che si rinnovano come il sangue o il ciclo dell’acqua e del carbonio, risvegliando il senso di appartenenza in un’umanità consapevole di esistere e sussistere al di là delle trasformazioni, essa stessa come trasformazione e come atto di potenza   verso l’eternità.

Il nostro augurio al maestro Franco Battiato in questo periodo di convalescenza, dopo l’incidente subito qualche mese fa, è che possa rilassarsi nel suo giardino a “leggere,  studiare… ascoltare  una sonata di Corelli…”( Inneres Auge, album omonimo, 2009) mentre segue sorridente il cammino delle sue rose.

fonte foto: wikitesti

 


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