MARILINA GIAQUINTA, Poetessa affascinata dalla vita.


di Antonio Omero

Marilina, appassionata di letteratura fin da piccola, diventi dirigente della Polizia di Stato e affronti quotidianamente il tuo mestiere con la stessa passione trasmessa nelle poesie che scrivi. Attualmente sei direttore della divisione Pasi (Polizia amministrativa sociale dell’immigrazione) e ti trovi ad affrontare situazioni che hanno anche un grande impatto emotivo. Come inizia questa voglia di svelarti al mondo attraverso la scrittura?

Io ho cominciato a scrivere da ragazzina, ho sempre scritto. Il problema è la differenza che c’è tra la scrittura e la decisione di pubblicare ciò che scrivi. Quando tu decidi di pubblicare ciò che scrivi pensi a due cose: innanzitutto è un atto di coraggio, perchè tu ti sottoponi al giudizio degli altri, non solo, ma la poesia rispetto alla narrativa è un’espressione molto più personale, è molto più interiore, quindi, ti sveli di più. Doppio atto di coraggio! La seconda cosa che ho pensato io è questa: io ho qualcosa da dire? Se tu non sei convinta che hai qualcosa da dire, riguardo al mondo e al tempo in cui vivi, non ha senso pubblicare. È un vero e proprio lungo processo che mi ha portato tardi a pubblicare. Il mio è lavoro esaustivo, ti assorbe tanto, ho tre figli, sono mamma… ed è una cosa faticosa ed assorbente, sin da quando erano piccolini, perchè io li ho voluti allattare, perchè ho voluto far fare loro i compiti, se decidi di fare un figlio, non puoi poi farlo razzolare come un pollo, è come la scrittura, se decidi di pubblicare, a metà di questo percorso non puoi lasciarlo a metà strada, devi andare fino in fondo e vedere il risultato. Anche perchè io non voglio fare la finta modesta, però, sono convinta che chi scrive, non è che sa se è efficace in ciò che scrive, se raggiunge gli altri e come raggiunge gli altri. Quindi, è fondamentale il giudizio e la valutazione degli altri. Perchè tu puoi avere i pensieri più belli del mondo, ma devi saperli esprimere, se no non raggiungi il cuore di chi ti legge. Io mi sono svelata tardi nel 2014, come scrittrice, il 21 marzo durante la giornata mondiale della poesia è uscita la mia prima raccolta di poesie Il Passo svelto dell’amore.

Il passo svelto dell’amore (Edizioni Le Farfalle) la tua prima raccolta di poesie, dove tratti il tema dell’amore da due prospettive diverse, l’amore vero e quello fugace, raccontaci questa tua prima esperienza di scrittrice.

Io non so come definire quello che ho scritto ne Il Passo svelto dell’amore, qualcuno ha detto che il mio altro, l’altro con cui dialogo, sia ne Il Passo svelto dell’amore sia nel mio ultimo libro Addimora, è un altro che non esiste. Perchè è un altro che si presenta come strumento utile per esprimermi, per dire quello che penso, allora ho bisogno di un Io dialogante, che mi ascolti, e poi perchè, secondo me, la mia è una strana poesia, perchè quando io scrivo prosa mi dicono che sono poetica, e viceversa, io quando scrivo una poesia racconto, racconto delle piccole storie, gli amori che cominciano, gli amori che finiscono, e c’è molta ironia nelle mie poesie, a parte che fa parte di me, non prendermi sul serio, io credo che l’ironia sia un indizio di grande capacità di riflettere su se stessi, ma poi è l’unico modo, a mio avviso, di vivere il dolore,  perchè sia ne Il passo svelto dell’amore sia in Addimora c’è un io non gioioso, e allora l’ironia serve per prendere le distanze nei confronti del dolore e convivere con il dolore, perchè io sono convinta che il dolore è un elemento consustanziale della vita. Il titolo dell mia prima opera è venuto fuori spontaneamente, su richiesta del mio primo editore Angelo Scandura, anche lui poeta. Lui mi telefona in ufficio e mi dice: “ma Mariolina il titolo di questa raccolta qual è? Ed io, mentre firmavo passaporti, d’impeto, gli ho detto Il Passo svelto dell’amore. Quì vi cito Zygmunt Bauman,  un famoso sociologo filosofo polacco, che pubblicò un libro Amore liquido, dove scriveva: “l’amore è come la morte, per affrontarlo, devi avere coraggio.”  e spiegava come nei tempi che viviamo esiste una specie di amore fast food, che poi non è un amore, ma sentimenti che vengono consumati, come se fossero appunto dei beni di consumo, mentre nell’amore bisogna investire, perchè se non fai ciò,  non hai il coraggio d’investire né di amare, perchè per amare bisogna avere coraggio, allora l’amore è un passo svelto, l’amore non rimane, non sta con te. Io sono convinta che nei tempi che viviamo abbiamo bisogno di educazione sentimentale, stiamo diventando degli anaffettivi, degli anafalbeti sentimentali. Non sappiamo più amare.

https://www.youtube.com/watch?v=d75SyCUrLis 

Cos’è per te la poesia? È opera d’arte o solo puro atto di artigianato sentimentale?

La poesia dei sentimenti, quella del diario, la diaristica, quella non è poesia. Magari è una necessità di esprimersi, perchè è un momento difficile, però, secondo me, non è poesia. Io cito sempre Ungaretti che diceva che la poesia ti aiuta a non cadere nell’abisso, ti fa sempre stare in equilibrio, non ti fa precipitare nell’abisso, perchè come tutta la scrittura e qui devo fare un’altra citazione ed è Bufalino che diceva che scrivere è terapeutico. La scrittura, per chi scrive in maniera autentica, è un’esigenza, è un bisogno. Io non posso stare senza scrivere, e dico sempre a chi me lo chiede, io scrivo sempre, infatti quando non scrivo sul pc o sul cellulare, spesso scrivo sui libri che leggo, il mio cervello scrive sempre! Per concludere, la scrittura è un bisogno, o scrivi o non riesci a vivere. La poesia è la necessità di tirare fuori quello che hai dentro. Io leggo molto anche sui social, ci sono delle cose che mi piacciono molto, ad esempio, c’è un poeta napoletano con la sua poesia originale mi piace molto.  Poi c’è la poesia come sfogo di un amore andato male, o di una delusione amicale, quello è soltanto uno sfogo! Una cosa è certa che se scrivi e non sei sincero, chi ti legge se ne accorge. Io non voglio, però, dare una definizione alla poesia. Tanti scrittori professionisti scrivono, ma molto spesso la loro opera non arriva, perchè il loro lavoro non emoziona. Quando tu scrivi e sei sincero, a me arrivano tantissimi feedback, mi raggiungono in privato e mi dicono guarda è come se tu mi conoscessi, oppure questa cosa la sento mia. Allora capisci che il tuo modo di scrivere arriva, giunge all’animo, al cuore della gente.

https://www.youtube.com/watch?v=QHOlONdc12k

 

Spesso durante i tuoi versi, troviamo delle spiegazioni dentro delle parentesi tonde, a cosa è dovuta questa tua esigenza di essere ancora più chiara nel tuo scritto?

È un problema metrico, allora quando io scrivo una poesia, la leggo a voce alta, per me la poesia è musica, deve avere una sua metrica. Una poetessa a Roma mi ha chiesto perchè io andassi sempre a capo, poi ha capito che avevo un’esigenza metrica. Perchè prendendo le parole e mettendole su un unico verso, non suonava più, la mia poesia non aveva quella musica… Quindi, la parentesi serve a dire attenzione questo ci sta, però non deve disturbare la metrica. Quello che viene messo tra parentesi è un inciso in cui hai bisogno di dire certe cose senza rovinare la metrica del verso.

 

Nella tua poesia troviamo spesso delle contaminazioni dialettali (…scacione, allinchiuta, affruntari, sbrizziatu, ecc), questa è una tua esigenza linguistica d’incontro tra le due lingue o una tua originale forma di scrittura ben ricercata?

La mia poesia non ha soltanto delle storpiature di parole dialettali ma anche termini che io creo o che io costruisco, ad esempio pour parler  io lo scrivo fonetico, non lo scrivo in francese, molte parole francesi che si trovano nella mia poesia sono scritte in modo fonetico, non come sono scritte in lingua francese. La stessa cosa l’ho fatto con l’inglese, quindi, ha una spiegazione, io ho questa vocazione a mischiare le lingue, a fare una babele di lingue, ma la spiegazione vera sta nel fatto che una lingua non basta. Noi non siamo una sola lingua. Noi siamo più lingue.  Perchè se io vado in ufficio devo usare un linguaggio tecnico, se parlo di diritto, devo usare il linguaggio del diritto, se parlo con i miei figli, io parlo un altro linguaggio, non solo, ma assorbo il linguaggio giovanilistico dei miei figli, per cui conosco tramite loro alcune forme che non appartengono alla mia generazione, quando scrivo uso una lingua, nel colloquio con un amico uso un’altra lingua. Nell’amore si usa la lingua dell’amore, che è fatta di tanti diminuitivi. Noi non siamo una sola lingua e che non ci riflettiamo, siamo tante lingue, perchè la parola è una specie di prigione del pensiero, è l’esigenza di tutto ciò che leggiamo e che pensiamo di essere espresso in modo diverso e non in un solo modo.

 

https://www.youtube.com/watch?v=EnEF21w8QLc

 

In una tua poesia tu scrivi: la luna ha il colore dell’amore, ma la luna non ha colore, non emette luce, e allora perchè ha il colore dell’amore? Te la facciamo passare come tua licenza poetica oppure ha un significato…?

Tutto ciò che noi vediamo, senza entrare nella fisica e nell’ottica,  lo vediamo in maniera soggettiva, anche i colori stessi, molto spesso mi è accaduto di dire no quello non è un blu, ma è un verde, perchè noi vediamo secondo il nostro cervello,  la nostra vita, le emozioni che abbiamo provato, per cui se io vedo qualcosa che mi ricorda un evento negativo, io non la vedo in maniera positiva, ad esempio io soffro di vertigini, chi si butta con il paracadute è la persona più felice di questo mondo, per me invece non è così. Ognuno di noi vede le cose secondo il proprio sentimento,

la propria percezione, essa è diversa l’una dall’altra. La luna è secondo me, un elemento tipico dell’amore, la luna è romantica. Ci sono state le grandi lune durante le quali la luce che immetteva nella notte era romantica.

 

Parlaci del tuo rapporto con la Germania, terra di poeti e musicisti, perchè partecipi fuori Italia a convegni e riunioni poetiche e come ti fai capire? Parli il tedesco?

La Germania è nata per caso, ho conosciuto l’editore su facebook, mi ha chiesto se avessi scritto qualcosa e mi ha invitata ad inviargli il mio scritto. Io ho mandato Malanotte (a mala nuttata siciliana!), che è una raccolta di racconti brevissimi ma molto forti, a lui è piaciuto e me l’hanno pubblicata. Da questo è nata la presentazione del libro, che è stata il 29 marzo scorso a Colonia. (Mi hanno detto che c’è una cantina che produce il Malanotte del Piave DOCG).  Il tedesco l’ho studiato, ma non lo parlo in modo scorrevole, mi esprimo in inglese.

 

https://www.youtube.com/watch?v=p1QKjuZzEtc

 

Tu dirigi una divisione di Polizia che organizza il passaggio degl’immigrati nel nostro Stato, ma che segno hanno lasciato questi fratelli africani nella tua vita e come hanno inciso nella tua espressione letteraria e poetica, hanno lasciato un segno?

Quando c’è l’arrivo di una nave di migranti, c’è tutta un’organizzazione al porto, dalla Croce Rossa Italiana alle organizzazioni per l’accoglienza, dalla Questura alla Prefettura, ci vuole molta forza non solo fisica, ma anche una grande resistenza emotiva. Non dico che tutti i casi ti lasciavano un segno, ma io, arrivata a casa, sentivo la necessità di scrivere, e ho scritto delle riflessioni che ho letto al Salone del libro di Torino. Ho dato pure un titolo Il futuro è straniero. E credetemi piangevano tutti quanti, mentre io ero felice perchè pensavo guarda è arrivato il messaggio!

 

In coda a quest’intervista il lettore troverà la tua biografia così potrà conoscerti meglio, ma tu credi di aver già scritto la tua poesia “più significativa” della tua esperienza poetica, oppure siamo solo agli inizi?

Non credo proprio, io scrivo quasi una poesia a notte. Poi sai, torniamo all’inizio di questa intervista, se non avessi questi riscontri da parte delle persone che mi fanno i complimenti, io non mi so giudicare. Io spero di essere ancora agli inizi… Io finirò di scrivere solo quando morirò.

 

Quale messaggio sociale vuoi trasferire oggi al mondo e alle famiglie del mondo?

Al mondo non lo so, perchè conosco soltanto il mio bel Paese, l’Italia.  Io credo che stiamo vivendo tempi molto feroci e molto crudeli, di solito questa ferocia si vive quando ci sono delle guerre, invece, noi siamo in tempo di pace ed è una pace feroce.  Ecco perchè ho scritto Malanotte, perchè purtroppo ci stiamo abituando all’orrore, e quindi non riusciamo più a riconoscere l’orrore, stiamo vivendo tempi di violenza, ma non solo fisica, ma anche di violenza verbale, anticamente i dibattiti anche in televisione (ricordate Tribuna politica di Jader Jacobelli) si svolgevano con una civiltà, eppure si mettevano a confronto partiti che erano esattamente opposti. Era un confronto di pensiero svolto in modo civile. Adesso, invece, è un confronto verbale violento, e spesso la violenza sopperisce a quella che è la carenza di pensiero, allora io urlo perchè non ho da dire qualcosa di complesso, di sostanziale, e soprattutto non sono tempi di riflessione, ma di velocità, di frenesia. La riflessione è considerata disvalente, non una cosa positiva, ma negativa. Leggiamo solo il titolo, non l’articolo intero (ed ecco le fake news entrano nella nostra vita!), non approfondiamo,  non capiamo il vero senso della vita. Quando ero ragazzina, io facevo le ricerche sui libri e mi abituavano alla riflessione, mentre oggi hanno più mezzi, ma sono sbrigativi, non problematizzano.

E alle nuove generazioni, se non diamo noi l’esempio, se non li educhiamo al dubbio, alla riflessione, alla problematizzazione, si andrà di male in peggio. Se parliamo della famiglia composta da padre, madre e figli… io noto molta disattenzione genitoriale. Il genitore è distratto, non ascolta molto, noi ce la prendiamo sempre con i ragazzi, non è così, i ragazzi sono quelli che vogliamo noi attraverso la nostra educazione che impartiamo loro. Il genitore attuale dovrebbe essere più attento, dovrebbe ascoltare l’esigenza del figlio e ricordarsi che una volta era figlio pure lui. A me sembra che i genitori di oggi i loro figli li lasciano vivere.. c’era una domanda che faceva Maurizio Costanzo che diceva è più facile di dire di sì al Maurizio Costanzo Show. Oggi è più difficile dire di no. Perchè quando dici di no ad un figlio, non è che dopo 5 minuti cambi idea, perchè ti assilla e allora dici va be, fai quello che vuoi! Se dici di no, lo devi portare fino alla fine. Io credo che la famiglia, a prescindere dalla forma, necessiti di una rivisitazione  volta non tanto alla forma, quanto alla sostanza dei sentimenti e dell’educazione che si da all’interno, nel suo seno.  Ai miei figli ho insegnato una cosa: “mai promettere se non puoi mantenere”, io e mio marito, se abbiamo promesso, a costo di sacrifici, noi abbiamo mantenuto sempre.  Una volta io dissi a mio marito: “ma probabilmente noi dovremmo parlare di più con i nostri figli?” E lui mi disse: “ No, non c’è bisogno, perchè noi parliamo con il nostro esempio.” Quindi, se io genitore pretendo da mio figlio una determinata cosa, non posso fare la cosa opposta. Devo essere il primo io a dimostrare che rispetto quel principio. In Ufficio, per esempio, ogni volta che mi chiedono una cortesia, io dico sempre: “ Io ai miei devo dare l’esempio, quindi non posso chiedere  ai miei uomini quello che io non sono disposta a dare.” E solo allora, tornando alla famiglia, un genitore viene rispettato. Il rispetto è reciproco, ovviamente. Quando un Capo si mette sempre in prima fila, rischia in prima persona,  e da l’esempio privandosi, perchè se tu chiedi una privazione, devi essere la prima che sai farla, allora le cose cambieranno, secondo me. Solo che non è facile. E facile solo a parlare. Ma nessuno ci prova. Stiamo diventando barbari.

 

Il 16 Giugno a Nicolosi riceverai il Premio Donna Siciliana 2019, tu subito “sparasti”: ma credete davvero che io lo meriti? Per noi si, perchè premieremo oltre la seria carriera di una donna delle istituzioni, soprattutto il talento poetico ed originale di una donna siciliana che sente la purezza della vita e avverte in modo profumato la meraviglia dell’amore. Qual è la tua sensazione per questo evento di riconoscimento?

Innanzitutto, può sembrare strano, ma io un premio non l’ho mai vinto, nemmeno in Polizia. Solo fatica, mai Premi! Questo è il primo premio che ricevo nella mia vita. Ho dato la giusta visibilità a questa cosa e con sorpresa ho visto un ritorno di approvazione e complimenti arrivati da diverse direzioni. 500 mi piace sono arrivati.  Ha avuto molta risonanza il fatto che abbia vinto il Premio Donna Siciliana. Ha molto colpito. Ai tempi c’era la passeggiata in Via Etnea e mio padre mi diceva  sempre: “ Marilina, iu non t’haiu fattu ricca, però una cosa, quando camminerai in Via Etnea (perchè allora c’era a passiata), camminerai sempre a testa alta, perchè io ho fatto sì che tu non ti vergognassi di tuo padre.”  Allora se io ho un merito, non so se è un merito, perche oggi credere nei valori e negli ideali, non paga, in nessun settore,  l’unico merito che io ho è quello di avere impostato la mia vita mai tradendo i miei ideali, nemmeno di fronte al potere. Ho resistito. Anche il mio lavoro lo faccio perchè ci credo fermamente e lo faccio con passione. E l’ho fatto rischiando tantissimo, e quando c’è la passione il rischio non lo senti, anche perchè nel caso del mio lavoro, il mio ideale è l’affermazione della legalità.  Dare un forte segnale di legalità. Cercare ed attuare l’educazione civica. Dalla cosa più banale che è l’educazioe civica fino alla cosa più importante che è il contrasto alla criminalità. Ricordo a Scicli, durante una presentazione di un mio libro, un collega disse Marilina non è mai cambiata, è uguale a quando ha iniziato la sua carriera in Polizia, è coerente! Quell’attaccamento ai valori, ai principi, agl’ideali è rimasta uguale nel tempo.

 

Buone Notizie dalla Sicilia è un Portale positivo che abbiamo creato, da una mia idea,  insieme a Rosanna La Malfa e Sabrina Portale, che ne pensi di questa nostra iniziativa editoriale?

E Lascia un tuo messaggio ai nostri numerosi lettori, anche dall’estero.

Buone Notizie dalla Sicilia è un’iniziativa che da speranza e considerando che tutti i miei libri portano avanti un discorso d’amore, il vostro Portale di buone notizie dalla Sicilia è un portale che mi piace. È una bella idea, perchè parlare male della nostra terra è troppo facile, cercare di fare qualcosa di positivo è più difficile. Allora dovremmo, noi siciliani, imparare a lamentarci di meno, a mugugnare di meno, a sbracciarci e a fare qualcosa per questa nostra meravigliosa terra.

La Sicilia è un’isola che c’invidiano, e la Storia ce lo dice, è una terra che ci invidiano tutti, tutti.

È fatta di bellezze paesaggistiche, architettoniche, monumentali, tante opere d’arte, non si spiegherebbe altrimenti il successo mondiale di Montalbano. Siamo noi che dobbiamo cercare di

rispettare questa bellezza, coltivarla e migliorarla. La Sicilia è una terra accogliente perche è stata nella sua storia invasa da così tanti popoli,  che è abituata ad avere a che fare con tradizioni, culture, religioni, modi di fare e di essere diversi dal proprio. Era una colonia greca ed è rimasta di una bellezza unica al mondo.  ma sai qual è il limite?… È un po’ borderline tra il farmi gli affari tuoi e però se hai bisogno venire in tuo soccorso, da noi non è possibile che accada un fatto criminale e che ci sia una persona che si gira dall’altra parte, almeno io nel mio lavoro non l’ho mai trovata una cosa del genere. C’è sempre qualcuno che telefona, che comunque interviene e vuole collaborare. Noi dobbiamo investire in cultura e nella spesa pubblica in generale, migliorando le infrastrutture e le scuole, per far si che i giovani siciliani assumano consapevolezza e amore per la propria terra.

 

Biografia di Marilina Giaquinta:

Marilina Giaquinta, sposata, tre figli, laureata in Giurisprudenza e in Scienze della Pubblica Amministrazione, è nata e vive a Catania, dove lavora come Dirigente della Divisione P.A.S.I. della Questura.

Scrive da quando suo padre le regalò la sua prima macchina da scrivere, e cioè dall’età di 16 anni, ma ha cominciato a pubblicare quattro anni fa: infatti il 21 marzo 2014 è uscito il suo primo libro, una silloge di poesie, Il passo svelto dell’amore (Il Girasole edizioni).

Nel giugno del 2015 esce per la Melino Nerella edizioni una raccolta di racconti dal titolo, L’amore non sta in piedi. Il 14 febbraio 2017 dà alle stampe un’altra raccolta di racconti dal titolo Malanotte per la Coazinzola Press.

Da due anni scrive sulla rivista «Sicilia in Rosa» e ha condotto programmi radiofonici quali “Scusi, le piace Brahms”, interviste impossibili ad artiste internazionali (poco note al grande pubblico, come Charlotte Perriand, ad esempio), sulla radio universitaria e, fino alla chiusura della radio, una trasmissione tutta dedicata alla letteratura su un emittente locale storica, di nome “Radio Delfino”.

Ha partecipato ad antologie sia di poesia, quale Umana Troppo Umana (Nino Aragno Editore), curata da Alessandro Fo, e sia di narrativa, Lettere a Maria Occhipinti (Edizioni Arianna), e Undici, undici racconti per undici opere d’arte”, per la casa editrice Frame – Ars et Artes di Napoli.

Nel corso di questi ultimi quattro anni ha girato l’Italia con le sue poesie, leggendo a Roma (al Poetitaly), Napoli (con Bruno Galluccio), Genova (con Genova voci e Nanni Balestrini), Milano (Mudec), Torino ( Salone Off, a cura di Giardino Forbito, reading di poesie al Jazz Club di Torino dal titolo “Il futuro è straniero”) e, ovviamente, nella sua provincia.

Sue poesie sono state pubblicate su «Dedalus» e, recentemente, su «Achab».

Malanotte è stato tradotto e pubblicato dalla casa editrice tedesca LAUNENWEBER di Colonia e presentato alla Fiera del libro di Francoforte. In questi giorni, è uscito, con la Manni Editori, una nuova raccolta di poesie dal titolo Addimora: alcune delle poesie della raccolta sono state performate, lo scorso 28 settembre, al teatro di Randazzo, con il percussionista Gionata Colaprisca, storico batterista di Lucio Dalla.

Fa parte del Comitato Organizzativo del Premio Nazionale Pagliarani.


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MARILINA GIAQUINTA, Poetessa affascinata dalla vita.

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