MARIA ELISA ALOISI, Scrittrice siciliana dal fiuto misterioso


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di Antonio Omero

Maria Elisa Aloisi è nata a Lentini, ma vive a Catania con suo marito e i loro due pastori tedeschi Argo ed Eva. È un avvocato penalista.

Il suo romanzo d’esordio è “Fiutando il vento”, pubblicato nel mese di dicembre 2019 da Tralerighe Libri Editore.

Il romanzo è il vincitore della sezione inedito del premio letterario “Il borgo italiano” (edizione 2019).   https://www.youtube.com/watch?v=fx__HMVySf4   

Maria Elisa, la prima domanda che mi viene, incuriosito molto dal titolo del tuo libro,

è: “ma che odori ha il vento per i diversi personaggi del tuo fantastico romanzo?”

Profumo di salsedine, profumo di aghi di pino, l’odore intenso della ginestra e della zagara. Profumo di mare e di montagna. Quando, per motivi di lavoro o di piacere volo lontano dalla nostra isola, non appena sono di ritorno a Fontanarossa, la prima cosa che faccio scendendo dall’aereo è quella di chiudere gli occhi e respirare profondamente e subito sono inebriata dal meraviglioso profumo della nostra isola.

Fiutando il vento è un romanzo complesso, ma piacevole da leggere, dove il fantastico e il realistico s’intrecciano in storie moderne e antiche e dove vivono personaggi di tutti i tempi.

Ma qual è il suo genere letterario, fantasy, esoterico, giallo, mistery, avventura o ibrido?

Un po’ tutto quello che hai detto, mi piaceva l’idea di una contaminazione di generi letterari. Anni fa lessi “Manoscritto trovato a Saragozza” di Jan Potocki. Questo romanzo ha una struttura a scatole cinesi e l’opera non può essere confinata in un solo genere letterario. Forse questo accostamento sembrerà strano, ma quando penso al romanzo di Potocki mi sento suonare in testa Bohemian Rhapsody. Anche la canzone dei Queen è caratterizzata da generi diversi che si fondono in un capolavoro. Sono rimasta ammaliata da questa fusione, e dal concetto di rapsodia che è al contempo un genere libero ed epico. Non amo le etichette perciò anche io ho voluto raccontare una storia che trascendesse il genere.

E in quale forma la Sicilia, grande palcoscenico di culture diverse, appare nella tua opera letteraria, fa solo da sfondo o diventa interpretazione storica culturale in modo forte e sostenuto?  

No, la Sicilia non è soltanto un palcoscenico anche se allo stesso tempo l’isola diventa un luogo universale, utopico dove culture diverse possono convivere e arricchirsi tra loro.

Il romanzo è ambientato tra presente e passato, precisamente nel XIV secolo, dunque è stata necessaria una documentazione. La seconda parte del romanzo si svolge nell’anno 1307 ed inizia con la festa di Sant’Agata che ai tempi si apriva con palii e giostre che si correvano lungo le mura della città, la tradizione delle ‘ntuppatedde; è stato stimolante rivivere quegli anni attraverso lo studio delle fonti. L’impresa non è stata facile perché ci muoviamo negli anni successivi allo scoppio della guerra del Vespro quando  convivevano la dominazione francese e quella spagnola, ma l’isola risentiva ancora dell’influsso della corona sveva e della dominazione araba, nei cibi, nel modo di vestirsi ma anche nell’impianto urbanistico.

La scrittura del tuo romanzo è semplice e ben leggibile, gradita sicuramente al lettore, ma bisogna anche fare i conti con il dialetto siciliano. Come mai hai fatto questa scelta? Hai risentito di Verga e Camilleri nel tuo modo di narrare?

Verga e Camilleri sono nei cuori di tutti i siciliani e non solo. La scelta linguistica tuttavia è totalmente diversa. Ho fatto ricorso all’uso del dialetto esclusivamente nel discorso diretto per caratterizzare alcuni personaggi secondari.

Cosa ti ha ispirato a scrivere “Fiutando il vento”, romanzo che si svolge nei borghi siciliani come Aci Castello e Montalbano Elicona?

Sono due luoghi del cuore che ben rappresentano la Sicilia, uno sul mare e l’altro abbarbicato sui Nebrodi. Entrambi hanno due castelli misteriosi ed evocativi. Ma anche l’Argimusco, da molti definito la “Stonehenge siciliana”, ha sollecitato la mia fantasia. Il romanzo è ambientato lungo la costa orientale, in parte a Catania, la città in cui abito e che mio marito ama in modo viscerale,per non parlare dell’Etna… Infine non potevano mancare Marzamemi e Porto Palo con il loro mare cristallino.

Forte è anche il dualismo Natura e Uomo, ma è fusione solo letteraria oppure è attualità di relazione sempre crescente, fusione e guerra tra le due entità, rivoluzione e amore?

La natura sicuramente è uno dei protagonisti silenti del romanzo, mare, boschi, vulcano. Nella storia c’è sinergia e rispetto tra i personaggi e la natura, ed è uno dei messaggi impliciti che volevo dare.

La tua prima opera letteraria è stata solo una sperimentazione culturale?

Ho iniziato a pensare a una storia, che è nata per caso. Spesso con i miei cani vado a spasso nella zona sopra Nicolosi, monte Manfrè e monte Sona. Argo ed Eva giocano, corrono, annusano ed io ho preso l’abitudine di portare con me quaderno e penna per annotare pensieri e sensazioni. Tutto è nato come un gioco ma nel momento in cui il plot ha iniziato a prendere forma, ho pensato alla struttura, al sistema dei personaggi, alla scaletta. Per mia natura pianifico tutto, ho iniziato a scrivere soltanto non appena ho avuto in testa un’idea molto precisa di ciò che volevo raccontare, tutto il resto è venuto dopo ed è stato contorno, non ho cercato la sperimentazione, se può essere definita tale; tutto è nato spontaneamente.

Come ha detto il grande Enzo Trantino, durante la presentazione del tuo libro a Catania,

Fiutando il vento non è un libro da comodino, ma esso va somatizzato, vascolarizzato dal lettore… tu credi di avere fatto centro nel cuore e nella mente di chi lo leggerà?

Purtroppo non si può incontrare il gusto di tutti, il lettore ha il sacrosanto diritto di non leggere, di saltare le pagine o di non finire il libro, come dice Pennac!

Ogni autore quando scrive immagina un lettore tipo, questo sì. Il mio lettore tipo è qualcuno che ama la natura, che dà un senso all’amicizia, che rispetta i valori del passato, che ha empatia nei confronti degli animali.

Mi auguro di far breccia nel cuore di questi lettori.

Il tuo romanzo attraversa in modo fantastico la storia della Sicilia ed è intriso di  “sicilianità” ed ecco che quest’anno riceverai il 21 Giugno, presso il Parco comunale di Nicolosi il Premio Donna Siciliana 2020, qual è il tuo pensiero per questo tuo secondo riconoscimento culturale? 

Amo profondamente la mia terra. Con un collega, l’avv. Nino Salvo, da qualche settimana abbiamo aperto una pagina su facebook che si chiama “Magie di Trinacria”. Ogni settimana raccontiamo un mito, una leggenda del nostro folclore attingendo anche alle favole raccolte da Pitrè.

Non dobbiamo dimenticare da dove veniamo e chi siamo. Per questo il Premio Donna Siciliana mi onora e mi colma di gioia. Perché è un premio che valorizza tutto questo, è custode della nostra cultura e delle nostre tradizioni ed io lo seguo da sempre.

https://www.facebook.com/Magie-di-Trinacria-103138281191080/

Buone Notizie dalla Sicilia è il nostro portale del positivo, quale messaggio vuoi dare ai nostri video lettori?

Quest’anno la Sicilia è stata designata tra le prime mete del turismo mondiale. La nostra terra offre bellezza, buon cibo, ospitalità. Ricordiamocelo, dobbiamo essere fieri di abitarla e regaliamoci un sorriso.

 


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