Intervista a Biagio Carroccio, autore de “Liberate quell’anima”


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20621808_1576473372374818_1752169748025900050_nLa prima volta che ho incontrato Biagio era una sera di luglio: abbiamo sorseggiato un caffè. Da subito ho notato la sua indole di uomo disponibile e buono oltre che di individuo pronto a discutere e confrontarsi costruttivamente con l’altro. L’ho ritrovato così in quest’intervista, fatta al Muolin Rouge di Zafferana etnea della famiglia Torrisi, circondati da amici e conoscenti pronti a supportare un uomo che ha tanto da fare e tanto da dire. Una persona vera , sincera e genuina Biagio, che trasmette subito la sua passione per la vita e per l’uomo in quanto creatura, nonostante proprio la vita che tanto ama l’abbia colpito duramente.

Con questa intervista cercherò di farvi conoscere il Biagio uomo e scrittore che si messo in gioco nella stesura, nella pubblicazione e nella pubblicizzazione del suo primo romanzo, nato per un progetto benefico, scevro da ogni scopo di lucro. Biagio ha infatti scelto di destinare le somme ricavate dalla vendita del suo testo ad un’associazione benefica presieduta da Agata Maiorca, assessore al comune di Acicatena, da anni attiva ad aiutare le persone indigenti. Tutto ciò nasce dal profondo senso di rispetto e di solidarietà che Biagio ha da sempre insito in sè.

Ecco cosa ne è venuto fuori. Vedi anche: https://www.buonenotiziedallasicilia.tv/valore-del-dono-dellamore-universale-nel-libro-biagio-carroccio-liberate-quellanima/.

Ad animare l’intervista i maestri musicisti Vera Loiacono e Umberto Liotta.

Cosa ti ha spinto a scrivere questo libro?

Il libro è nato da un sogno che ho fatto una notte. Appena mi sono svegliato la storia di cui avrei voluto parlare era tutta lì nella mia testa e davanti ai miei occhi. Una storia quasi verosimile. Non nasce né da un film che avevo visto precedentemente, né da un libro letto. Nessuna suggestione. Alle 4,30 mi sono alzato, ho preso la penna e in quaranta minuti ho scritto le linee generali di questa vicenda che si è sviluppata nei mesi successivi. In totale sono stati 7 i mesi, in cui, con fatica e sacrificio, ho cercato di scrivere al meglio per comunicare quello che avevo da dire e dare il mio messaggio di amore universale all’Umanità. 

Perchè hai voluto destinare le somme dei libri venduti all’ associazione che si occupa di aiutare le famiglie indigenti di Acicatena?

Tutto parte dall’intuizione. Mi sento di dire che ho un sesto senso molto sviluppato nel riconoscere certe doti insite nelle persone. Agata mi ha ispirato subito fiducia e il suo progetto solidale ha trovato in me piena attuazione e condivisione. Ho voluto fidarmi e affidarmi a lei sia come rappresentante politico ma anche e soprattutto come donna impegnata, seria e attiva. Nutro da sempre grandi aspettative nelle persone e spesso sono ricambiato da tanta fiducia e generosità. 

Nella storia che racconti ci sono riferimenti a fatti storici realmente accaduti e c’è la presenza di importanti personaggi storici emblematici come Karol Wojtila e Ettore Majorana. Perché hai scelto quel contesto storico, quegli anni e questi personaggi?

Non ho intenzionalmente scelto quei precisi episodi storici per un motivo ben preciso. L’omaggio che i miei protagonisti, Pawel e Flavia, fanno alle vittime dell’attentato ferroviario a Bologna è venuto naturalmente. Un vero e proprio omaggio dovuto a quella che è stata la più sanguinosa tragedia del nostro paese dal secondo dopoguerra. Il resto è conciso naturalmente con lo svilupparsi del racconto, ambientato fra fine anni ’50 e anni ’70. Come doveroso era parlare, anche se in maniera sommaria, di persone eccezionali quali sono state Karol Wojtila ed Ettore Majorana nei loro ambiti. Sono fatti che si sono legati da soli. Io scrivevo e si trovavano lì. Ovviamente ho fatto delle ricerche accurate per far in modo che fatti storici fossero riportati nel modo più preciso possibile all’interno della vicenda che racconto.

Si dice che ogni scrittore metta un po’ di sé nei suoi personaggi. Quanto c’è di te nei protagonisti della vicenda che racconti?

C’è tutto e niente: sono nati dalla mia fantasia ma nello stesso tempo sono anche parte di me. Sono l’uno complementari all’altro. Ma, ci tengo a dire che non è un’autobiografia, io non amo questo genere di scrittura, la trovo “inutile” per certi versi, perché non serve raccontare la vita. Preferisco raccontare vicende che trasmettano il senso profondo dei più importanti temi ontologici che da sempre affascinano e tengono stretto a sé l’uomo.

Tra i tanti temi trattati all’interno del libro, fra cui infertilità maschile, malattia, morte, adozione, radiazioni nucleari, amore, c’è il tema portante della famiglia. Tutto il racconto gira attorno ad essa. La famiglia di cui racconti oggi è una famiglia patriarcale. Può continuare ad esistere questo modello di famiglia ai giorni nostri?

Ti rispondo leggendo il finale del mio libro: “…Il seguito sarà quello di una normale famiglia allargata con la benedizione del santo destino”. Queste righe conclusive sono emblematiche. Oggi non ci sono più le famiglie tradizionali ma quelle appunto allargate. Io non credo che la famiglia tradizionale non esista più. Ovviamente si è evoluta fino a comprendere altre forme di famiglia, ma credo che i valori siano rimasti tali.

Scrivi anche poesie. Ti senti più portato verso la prosa o la lirica?

Non ho preferenza. Quando ho voglia di scrivere scrivo, che si tratti di romanzi o poesie poco conta. Ho una serie di poesie ancora inedite, che conto un giorno di pubblicare. Scrivo per impulso interiore, scrivo spinto dalla genuinità, dalla naturalezza che da sempre mi contraddistinguono. Sono figlio di contadino, ho vissuto tante esperienze intense nella mia vita. La mia scrittura nasce e prende spunto da tutto questo. Ho voglia di trasmettere agli altri. 

Quali sono i temi delle tue poesie?

Sono i temi classici, soprattutto quello dell’amore. Ricordo che scrissi le mie prime poesie per un ragazzo che non riusciva a dichiararsi e, grazie a quei pochi versi intrisi di passione, riuscì, grazie a me a conquistare il cuore della ragazza che desiderava.

Parlaci dei tuoi prossimi progetti.

Mi piacerebbe che “Liberate quell’anima” diventasse una sceneggiatura per un film. E’ nato anche da questo presupposto e indice di ciò sono anche le descrizioni particolareggiate, simili a quelle presenti nelle didascalie. Mi adopererò per farlo. Successivamente sto lavorando ad un nuovo romanzo che ha per tema quello dell’omosessualità, scaturito dal contatto col mio coinquilino di Bruxelles. Lo affronterò in maniera originale, cercando di puntare l’attenzione non sull’interesse puramente superficiale, ma facendo emergere la natura più viva e intensa di questi individui così sensibili. Il mio desiderio più grande realizzare un musical che sto progettando assieme al mio amico musicista Umberto Liotta; è un progetto che vorremmo finalmente attuare a breve.

Questo quello che Biagio ci ha fatto cogliere. Un pozzo da cui attingere, questo è Biagio Carroccio, pieno di idee ed iniziative, pronto a donarsi all’altro senza sè e senza ma, convinto che dare sia una delle azioni che più possono arricchire ognuno di noi.

Foto di Matteo  Loiacono.

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