ESTER GUGLIOTTA, Cantautrice siciliana fino al midollo


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di Antonio Omero

 

Ho scoperto Ester Gugliotta grazie alla segnalazione della poetessa Anna Bonarrigo, impressionato in modo positivo dalla sua voce originale e dalla sua scrittura creativa,  è mio desiderio presentarvi la giovane dottoressa Gugliotta, fresca di laurea al DAMS di Bologna.

Ester meravigliao presentati ai video lettori di Buone Notizie dalla Sicilia.

Sono Ester Gugliotta, ho 25 anni, e sono fieramente siciliana. Laureata alla magistrale di Cinema, Televisione e Produzione Multimediale dell’Università di Bologna nel novembre 2017, nonostante la passione costante verso il cinema che ha caratterizzato il mio percorso accademico e la costante curiosità verso i diversi poli dell’arte con cui son riuscita ad entrare in contatto, ho da poco esordito come cantautrice con il brano “Triste Realtà”. Mi definisco un’artista anomala: inguaribile sognatrice con i piedi per terra, perché è sulla terra che voglio trovare il mio spazio.

https://www.youtube.com/watch?v=ZPw9yJ7EVx8

 

La tua terra d’origine da dove hai spiccato il volo verso Bologna è Roccalumera in Sicilia, che tipo di rapporto hai con la tua Sicilia?

Ho un rapporto bellissimo con la mia terra d’origine. Credo che l’andare via me l’abbia fatta apprezzare ancor di più. Quando torno è sempre un sorprendersi di fronte a tutta la bellezza che abbiamo, un concentrato di storia che fa invidia al mondo. Qui la vita scorre lenta e si apprezza molto di più la quotidianità, fatta di piccoli gesti e persone cordiali. Poi, amo tornare per la mia famiglia alla quale sono molto legata. Il tempo con loro è quello più prezioso, un tempo da custodire. Per non parlare del nostro splendido mare, indubbiamente il mio elemento e posto nel mondo.

 

Raccontaci della tua trasformazione culturale ed artistica dovuta anche grazie all’incontro con un giovane professore di Filosofia.

Fui catapultata l’ultimo anno di liceo classico in questo laboratorio musicale gestito dal professore di filosofia Cesare Natoli, musicologo e diplomato in Pianoforte. Fu proprio lui a rassicurarmi sul fatto che la mia voce fosse gradevole all’ascolto e che, quindi, fosse arrivato il momento giusto per farla sentire anche agli altri. Così capii che in qualche modo la musica mi apparteneva ancora nonostante avessi abbandonato lo studio del pianoforte.

 

Tu dici di avere una voce più grande di te e di cui nel passato provavi anche un po’ di paura…

ci spieghi meglio questo concetto?

Ho sempre avuto questa voce grande, scura. Molte volte la gente parlava al telefono con me e pensava erroneamente che fossi più grande della mia età. Poi mi vedeva dal vivo e si accorgeva che ero  una bambina, che l’idea che avevano di me attraverso la voce non combaciava. Questo mi ha creato qualche complesso, tendevo a nasconderla e a mascherarla, anche quando nella stanzetta cantavo di nascosto da tutti. Avevo una buona intonazione anche grazie allo studio del pianoforte e, di conseguenza, del solfeggio, ma non usavo davvero la voce nella sua interezza. Il termine giusto sarebbe “schiarire”, ecco, tendevo a schiarire la voce.

 

Quali sono stati i tuoi maestri e le persone che vuoi ricordare come conduttori positivi verso il tuo successo?

Sicuramente al liceo il professor Natoli per avermi spinta a cantare in pubblico, il professor Sergio Foscarini, professore di latino e greco e coordinatore del laboratorio teatrale della scuola, per avermi dato l’opportunità di appassionarmi a un’altra mia grande passione, quella del teatro, e avermi spinta a seguire l’indole artistica. Al di fuori dell’ambito scolastico, non posso non ricordare Rosalba Lazzarotto, jazzista messinese e mia prima insegnante di canto, che mi ha messa di fronte all’importanza della mia voce e ha iniziato a curarla, facendomi appassionare alla musica soul, gospel e jazz che sempre ascolto con piacere nonostante io scriva prettamente pop, e Marco Triolo, giovane pianista e genio compositivo con il quale son cresciuta musicalmente. A Bologna, la maestra Anna Gambineri, persona speciale ed empatica che prima di me ha intuito il mondo che avevo dentro. Nell’ultimo periodo, l’autore di canzoni Riccardo Brizi, talentuoso e sincero: adoro il modo in cui m’insegna a rendere visiva la mia musica. Mi sta insegnando tanto.

 

Ma come si fa a scrivere una canzone? Ricordaci l’aneddoto della tua insegnante Anna Gambineri.

Totalmente profana alla scrittura di canzoni che vedevo come talento di pochi eletti, un giorno le chiesi quale fosse il segreto per scrivere canzoni. E lei rispose: “Bambina mia, non c’è un modo. Mettiti al Pianoforte e se hai qualcosa da dire, quel qualcosa da dire verrà fuori da sé.” E io che, quel qualcosa da dire ce l’avevo, perché forse banalmente ero reduce da una grande delusione d’amore, seguii il suo consiglio e mi ritrovai a crederle.

 

Cosa ti aspetti dalla tua attività artistica come cantautrice e pensi di aver realizzato un dei tuoi primi sogni nel cassetto?

Mi aspetto di migliorare costantemente nella scrittura, di emozionarmi ed emozionare chi  mi ascolta. In fondo, è questo ciò che mi spinge a continuare: la sorpresa continua di sapere che le persone attraverso di me provano qualcosa di bello. Emozionarsi è bello. Sicuramente lanciare il mio primo pezzo è un primo traguardo, un piccolo tassello rispetto a tutti i sogni che ho. Per me rimane un bel punto zero. Da qui, c’è ancora tanta strada da percorrere e chissà quante note da inseguire.

https://www.youtube.com/watch?v=InznKz5MuLg&feature=youtu.be&fbclid=IwAR331dRr0FAIar276r_2rJXouRu8Uf0pO_z_Ll_lRsVNaq6JQs2EJsgUYG8

 

Se tu ti trovassi in un’isola deserta, quale libro, quale musica e quale film porteresti con te?

Quanto è difficile scegliere? Ma senza pensarci troppo direi come libro “Neve” di Maxence Fermine, indubbiamente il quarto d’ora di magia più intenso della mia vita, o “La ragazza delle arance” di Jostein Gaarder,  come film “ Il posto delle fragole” di Bergman per i ricordi che ci legano o  “Orgoglio e pregiudizio” di Joe Wright (che potrei guardare all’infinito), come musica porterei il primo album di Adele, per me la voce migliore degli ultimi tempi, capace di provocarmi brividi pazzeschi, o della musica strumentale (adoro Einaudi, Bosso, Allevi…).

Insomma, la scelta sarebbe ardua, ne ho troppi in mente.

 

Come ti è venuta l’ispirazione di scrivere e realizzare musicalmente il tuo primo lavoro

“Triste realtà”? Spiegaci, pure, il motivo di questo titolo e la sua storia.

“Triste realtà” è nata in un giorno di pioggia nella saletta che l’università di Bologna mi concedeva per suonare il pianoforte un’ora a settimana. Era una giornata profondamente triste perché avevo ricevuto una chiamata da un amico che aveva appena perso un suo caro e giovane amico, la cui esistenza in qualche modo mi aveva sfiorata. Il dolore di questa persona è diventato anche il mio perché in fondo siamo tutti uguali quando si tratta di qualcuno a cui teniamo ed è nata così Triste realtà, con la speranza che dopo un primo momento di intenso dolore, ci fosse la forza per rialzarsi e costruire una nuova realtà, dove dal ricordo scaturiscono meraviglie. E così è stato. A distanza di anni, mi rendo conto che da questa prematura scomparsa son nate delle iniziative splendide di cui lui sarebbe orgoglioso.

 

Parteciperai con il tuo brano alle finali del Premio Mia Martini a Bagnara Calabra, in quale periodo avverrà e cosa ti aspetti da un’eventuale tua affermazione nel Premio conosciuto in tutta Europa.

La finale del Premio si svolgerà a Bagnara Calabra il 10, 11, 12 ottobre. Sicuramente ciò che mi aspetto è un clima sereno, fatto di amore e condivisione verso un’esperienza sicuramente unica, dove tutti riusciamo ad esprimerci attraverso questo mezzo di espressione potentissimo che è la musica. Già arrivare in finale è per me un bel risultato, il resto è un’incognita. Io posso solo insistere e persistere per ciò in cui credo.

https://www.youtube.com/watch?v=LPASsPysb24

 

Tu sei giovane e già laureata ed affermata, cosa vuoi consigliare ai giovani che desiderano affacciarsi in modo serio alla vita?

Son d’accordo con il giovane e laureata, un po’ meno con l’aggettivo affermata. Credo ci voglia tempo e tanto lavoro e sudore per arrivare a fare ciò che si sogna. Io ho solo iniziato a gettare i primi semi. Credo che il consiglio migliore sia quello di non tradirsi, mai. Sperimentare aiuta a capire meglio la via da percorrere e, a volte, è la vita stessa che riesce a sorprenderci, mandandoci dei segnali che dobbiamo essere in grado di cogliere. Poi, sicuramente, studiare. Mai sottovalutare l’importanza della cultura, è il nostro bagaglio migliore e quello più leggero da portare altrove quando siamo chiamati a confrontarci con realtà diverse.

https://www.youtube.com/watch?v=mlZC0M4iw08

 

Lascia un tuo messaggio ai video lettori del nostro Portale positivo siciliano e cosa te ne pare della nostra iniziativa editoriale?

Beh, direi che è importante viaggiare per capire e apprezzare ciò da cui siamo circondati nella nostra meravigliosa terra, culla di culture antiche. Direi che è importante conservare questa bellezza ed esserne fieri ovunque ci si trovi. Direi che è necessario credere nei propri sogni e lottare per crearsi delle opportunità. Nulla cade dal cielo, bisogna tramutare la speranza in fatti concreti. Mi piace questa vostra iniziativa editoriale, capace di cogliere modelli positivi in un mondo dove purtroppo troppo spesso si dà più importanza alla superficie che alla sostanza.

 

Pagina Facebook: https://www.facebook.com/EsterGugliottaSinger/

 

Instagram: est_perla

 

 

 

 

 


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