Cinzia Sciuto: magistrale interprete della Sicilia


cinzia SCIUTO 006di Antonio Omero

Cinzia Sciuto, artista siciliana ardente che fa conoscere le tradizioni popolari della Sicilia e le canta e le racconta sempre a pubblici attenti e plaudenti, presentati al vasto pubblico di video lettori del portale positivo Buone Notizie dalla Sicilia.

Sono nata a Catania, in un quartiere storico di questa bellissima città e fin da piccola ho avuto una predisposizione naturale per la musica, nell’età dell’adolescenza, per la prima volta, presi in mano una chitarra e iniziai a suonare le prime canzoni, suonavo e cantavo Mina, Battisti, De Gregori, De Andrè e gli altri cantautori che in quel periodo andavano per la maggiore. Poi, per un lunghissimo periodo, più nulla, anni e anni di silenzio, finché un giorno incontrai la persona che, facendomi scoprire qual era la mia vera attitudine musicale, mi ha cambiato la vita.

Fin dal primo istante capii che quella era la mia strada e che la dovevo percorrere, fino in fondo, così iniziai a cantare la tradizione popolare siciliana, quella persona è Rosa Balistreri, e io di Rosa parlo sempre al presente, infatti ho detto “è”, perché anche se non è più tra di noi lei continua a vivere dentro il cuore di chi l’ha apprezzata e anche amata, e Rosa è sempre presente nella mia vita artistica e musicale.

E poi all’improvviso il cambiamento, da te tanto ricercato, quando incontri la mitica Rosa Balistreri e la sua filosofia di vita e di denuncia.

Rosa è arrivata in un momento molto particolare della mia vita, prima ti ho detto che un giorno la incontrai, quasi per caso, ma il nostro incontro è avvenuto tramite la musica, lei già era scomparsa e io, ascoltando in radio un brano di tradizione popolare siciliana che lei in quel momento stava cantando, ho subito captato il messaggio d’amore che ci voleva trasmettere, amore per la sua Terra, la Sicilia, per la sua Gente, per la ricerca e per lo studio delle nostre tradizioni.

Ti scopri anche poetessa e prima con tue poesie inserite in antologia e poi con il tuo primo libro “Cancia lu ventu”, silloge di poesie siciliane che tu hai autopubblicato nel 2015 con numerose ristampe, inizi un percorso più intenso all’interno del racconto della tua Sicilia.

Sì, raccontare la mia Sicilia mi piace, a Lei ho dedicato diverse poesie, contenute nel libro “Cancia lu Ventu”, una silloge di poesie siciliane che ho autopubblicato nel 2015, a cui sono seguite numerose ristampe. La Sicilia, una splendida Terra, ricchissima di miti, leggende, storie fantastiche, Terra di luoghi dove il tempo sembra essersi fermato, di campagne dove ancora l’odore della zagara si sente, di laghetti, cascate naturali, la nostra montagna, che io affettuosamente chiamo “Mongibella”, il nostro mare dal colore intenso e particolare, come si potrebbe non raccontare la bellezza di tutto ciò?

Tu ti definisci ricercatrice di tradizioni popolari siciliane, interprete di versi, musiche, canti e didascalie. E quando canti hai l’abitudine di interagire con gli spettatori, perché?

Certamente, l’interargire con il pubblico è per me indispensabile, perché sono convinta che attraverso il dialogo la gente possa riuscire davvero a capire l’importanza della divulgazione della tradizione popolare, in questo caso tradizione popolare siciliana, ma il discorso vale anche per tutte le altre tradizioni, io mentre canto, volutamente, creo delle pause e inizio a dialogare con il pubblico presente, anche per rendermi conto del loro grado di conoscenza della materia, ed è bellissimo ascoltare le loro opinioni, i loro dubbi, le richieste che a volte mi fanno, chiedendomi di eseguire la serenata che tantissimi anni prima le aveva dedicato il fidanzato, adesso marito, oppure la ninna nanna che cantava la nonna, la tradizione popolare si apprende tramite la conoscenza perché se una cosa non la conosci non la puoi amare.

Tu racconti i vari personaggi antichi della nostra terra: il pescatore, il carrettiere, il contadino, il minatore … e fai conoscere l’antico sano che ha fatto vivere la Sicilia, come mai questo tuo interesse di studio e scoperta del passato? È insegnamento di vita che vuoi trasmettere ai giovani di oggi, distratti dalla multimedialità e senza memoria?

Sì, è proprio così, i nostri giovani, purtroppo, sconoscono quasi del tutto la bellezza delle nostre tradizioni popolari, ma io penso che la colpa non sia dei “carusi”, dovrebbe essere la scuola in primo luogo ad educarli all’ascolto dei nostri Canti, dei nostri Cunti, far conoscere loro i personaggi che nel corso dei secoli hanno dato lustro alla Sicilia. Poeti, scrittori, cantastorie, musicisti, letterati, abbiamo un patrimonio culturale talmente ricco che ci sarebbe solo l’imbarazzo della scelta, prova a chiedere ad un giovane, ad uno studente, se sa chi sono Ignazio Buttitta e Rosa Balistreri e che cosa hanno fatto per la loro Sicilia, e poi vedi quanti ti diranno che li conoscono, forse uno, due, ma è più probabile nessuno, un giorno ho fatto uno spettacolo di tradizioni popolari in una scuola media della mia città, ho fatto la stessa domanda che ti ho detto prima e nessuno mi ha saputo rispondere, erano nove classi raggruppate in Aula Magna e nessuno ha risposto, intere classi di “carusi” che non ne sapevano proprio nulla, ma ripeto che la colpa di questo non è dei giovani, il problema sta a monte.

Tu canti le nenie, le denunce, le vite, le storie del passato siciliano e ti accompagni con la “tua picciridda” (leggi chitarra!) e nelle tue esibizioni si notano partecipazione, interazione, voglia di comunicare cose belle ed elette, sei un angelo mandato dal cielo per il popolo siciliano di oggi?

La tua domanda mi fa sorridere, e se devo proprio dirtela tutta, mi mette anche un po’ in imbarazzo, no, non sono un angelo, gli angeli hanno certamente cose più importanti da fare, sono solo una donna innamorata della sua Terra e che vorrebbe vederla rifiorire e ritornare agli antichi fasti, e mi piace anche dire una donna fortunata perché attraverso la poesia, la musica, il “Cantu e Cuntu” riesco a raggiungere l’anima delle altre persone e su questo ti potrei raccontare tanti episodi meravigliosi, accaduti proprio mentre facevo dei concerti, episodi che mi hanno davvero emozionato e toccato il cuore.

Esistevano nelle famiglie del passato I CUNTI serali della mamma, del papà o dei nonni e ti appassioni nel raccontarli anche tu oggi, dovremmo ritornare a riscoprire la famiglia, tanto separata in tutti i luoghi di convivenza da telefonini e social network?

La famiglia era un punto cardine, anzi meglio dire IL punto cardine della quotidianità siciliana perché alla fine delle lunghe e dure giornate di lavoro, dopo aver consumato la cena, tutti insieme, i genitori, i figli, i nonni, i nipoti, si riunivano davanti a “conca”, il braciere, e i grandi iniziavano a raccontare la storia della famiglia, ma anche fiabe, proverbi, detti,, non tralasciando le storie facenti parte della leggenda, Aci e Galatea, Colapesce, Scilla e Cariddi e tanti altri. Oggi questa usanza non esiste più, la famiglia, diciamo così, è abbastanza “dislocata”, le mamme lavorano, dunque hanno poco tempo per stare a casa, i figli studiano fuori dalla Sicilia e i nonni sono impegnatissimi con varie attività ricreative, sempre fuori di casa, per carità, che ben venga la modernità, la tecnologia è utilissima ma ha fatto perdere alla famiglia la gioia dello stare insieme.

Secondo te, a scuola si dovrebbe inserire, già dalle elementari, non tanto l’insegnamento della lingua siciliana che lascia il tempo che trova, ma le tradizioni popolari della nostra terra per conoscere da dove veniamo?

Nelle scuole elementari si potrebbe già iniziare a far conoscere le tradizioni della nostra Terra, ma sotto forma di gioco, i bambini solo in questo modo riuscirebbero ad apprendere, a loro piace giocare, del resto sono bambini, e tramite il gioco si potrebbero fare cose meravigliose.

Tu canti tutti i brani scritti da anonimi e non d’autori conosciuti, perché?

Tanti sono stati gli autori contemporanei che mi hanno proposto di cantare le loro canzoni, i brani scritti da loro, io ho sempre detto di no, almeno fino ad ora, per adesso desidero portare avanti la nostra tradizione popolare, i brani che nel 700, nell’800 cantavano i contadini mentre lavoravano la terra, e attraverso questi canti riuscivano a sfogare il loro dolore per la grande fatica di tutti i giorni per portare un pezzo di pane a casa, i brani dei minatori quando scendevano nel ventre della miniera e non riuscivano a respirare, eppure solo nel canto trovavano la forza per andare avanti, i brani dei pescatori che, sfidando il mare in tempesta, pregavano Dio e tutti i santi di poter fare ritorno a casa sani e salvi, questo è quello che io amo cantare, la loro emozione, la rabbia, il loro dolore ma anche la gioia, l’allegria, e tante volte, cantando, mi sembra di viverle davvero quelle storie ed è quasi come se io in quel momento fossi là, assieme a loro, con i contadini a seminare e a raccogliere, con i minatori a desiderare l’aria fresca del cielo aperto, sopra la barca dei pescatori a scrutare l’orizzonte per ricercare la bonaccia, lo so che ti sembrerà strano ma ho provato davvero queste sensazioni ed è stato meraviglioso.

Lascia un messaggio ai nostri video lettori che ci seguono da tutto il mondo e dicci cosa ne pensi del nostro portale positivo Buone Notizie dalla Sicilia.

Il messaggio che vorrei lasciare proviene da Rosa Balistreri, lei prima di concludere la sua esistenza terrena, ha lasciato un testamento spirituale, che io ho raccolto “Quannu moru faciti ca non moru, cantati li me’ canti, cantatili ppi l’anti, e ricurdati di la vostra amica ca ppi sta terra ‘n cruci iù moru senza vuci”, ho dovuto sintetizzare il suo testamento spirituale, ma il significato più vero e profondo è racchiuso proprio in questi versi, c’è bisogno di spiegare che cosa vuole dire Rosa? Credo di no, e il motivo per cui “Cinzia canta Rosa”l’ho detto prima.

Auguro a tutti i siciliani di provare e riuscire a scoprire la bellezza delle nostre tradizioni popolari, quello che vi troverete dentro vi lascerà senza fiato, vi catturerà alla grande, e se tra i lettori di “Buone Notizie dalla Sicilia” ci fosse qualche giovane, femminuccia o maschietto, questo non ha importanza, che si volesse avvicinare all’ascolto e poi, chissà, all’interpretazione dei brani, io ne sarei felicissima, e questi giovani, se lo desiderassero, si potrebbero mettere in contatto con me, anche perché ci dovrà essere poi qualcuno che continuerà a portare avanti quello che per adesso sto portando avanti io, la nostra vera cultura musicale non deve essere dimenticata, è un valore troppo grande, una risorsa troppo importante, un sapere che deve necessariamente essere divulgato e anche difeso.

Grazie a “Buone Notizie dalla Sicilia” per avermi fatto questa intervista, e speriamo che queste Buone Notizie possano sempre allietare le giornate di noi tutti, un carissimo saluto dalla vostra amica siciliana Cinzia Sciuto

Tuo prossimo impegno a Nicolosi?

“Canti e Cunti siciliani, Cinzia Sciuto interpreta Rosa Balistreri” venerdi 24 agosto alle ore 20,30 presso la “Casa Museo della Civiltà contadina Lucio Messina” – Via Garibaldi, 58A – Nicolosi

Guarda qui i suoi video:

https://www.youtube.com/watch?v=_h_JK5IWaPo la siminzina

https://www.youtube.com/watch?v=0u-Wd-HiwJU cu ti lu dissi

Foto di Antonio Omero

What's Your Reaction?
SARCASTICO! SARCASTICO!
0
SARCASTICO!
DELIZIOSO! DELIZIOSO!
0
DELIZIOSO!
LOVE!!! LOVE!!!
0
LOVE!!!
OMG!!! OMG!!!
0
OMG!!!
PAURA!!! PAURA!!!
0
PAURA!!!
LOL! LOL!
1
LOL!
FUNNY! FUNNY!
0
FUNNY!
WIN! WIN!
0
WIN!

Cinzia Sciuto: magistrale interprete della Sicilia

log in

reset password

Back to
log in