A Catania una scuola d’Italiano che va oltre la didattica


Catania- Può a Catania l’accoglienza agli immigrati/rifugiati limitarsi all’assistenza dei loro bisogni di sussistenza?

È possibile offrire strumenti che permettano loro di dialogare e di veicolare cultura?  Possiamo parlare semplicemente di scuola d’italiano agli immigrati/rifugiati o piuttosto di scuola di italiano per l’inclusione educativa?

Credo che la scuola d’italiano agli stranieri/rifugiati, promossa dalla Comunità di Sant’Egidio e  iniziata il 24 settembre  2017 presso i locali della Chiesa di Santa Chiara, sia una risposta concreta all’inclusione educativa.  Ossia accompagnare i giovani ad assumere ed assimilare lo strumento della lingua italiana per sentirsi “cittadini” integrati e non ospiti. Per questo la scuola ha come obiettivo anche  quello di una educazione globale: non solo didattica, ma cultura della vita. Prendersi, cioè, cura dell’altro, volere il suo bene, rispettare la sua dignità. Non a caso il Progetto ha come titolo: Cultura e lingua italiana. Scopriamone qualche dettaglio.

Innanzitutto la scuola fa parte del Progetto Socio/educativo ad ampio respiro. Dove il sottotitolo, dall’integrazione all’interazione all’inclusione, lascia intravvedere delle azioni pedagogiche progettate in cui la finalità dell’inclusione diventa l’ampliamento di orizzonte per l’immigrato/rifugiato.

La scuola si avvale della collaborazione di 10 volontari e volontarie tra studenti universitari, docenti, professionisti in pensione e non. Di una rete di agenzie educative, associazioni culturali con cui la Comunità di Sant’Egidio ha avviato Protocolli d’intesa. Ed una collaborazione per i percorsi culturali avviati da tempo con la Rettoria San Nicola l’Arena.

Nella Scuola, l’apprendimento si avvale del metodo esperienziale che s’intreccia con l’apprendimento linguistico integrato, di percorsi didattici individualizzati, di laboratori in cui i giovani  si esercitano a padroneggiare la lingua italiana  attraverso lo sport, l’arte, la pittura, la musica, la danza … e le visite culturali.

Questo metodo agevola l’inclusione educativa/culturale ed incoraggia gli immigrati/rifugiati a scoprire le loro potenzialità per integrarsi, man mano, da protagonisti nel loro nuovo contesto sociale e culturale.

La scuola ha un direttore didattico, Walter Cerreti, responsabile della Comunità di Sant’Egidio a Catania ed una coordinatrice, suor Maria Trigila, Figlia di Maria Ausiliatrice.

Fin dall’inizio la scuola ha ricevuto incoraggiamento e sostegno da parte di mons. Gaetano Zito, Vicario episcopale per la Cultura dell’Arcidiocesi di Catania e Rettore della monumentale chiesa San Nicola l’Arena. La Rettoria con la comunità di Sant’Egidio nella sede dell’Università degli Studi Monastero dei Benedettini hanno anche aperto lo Sportello di Inclusione Educativa. Ma questa è un’altra storia.

(Fonte: http://www.santegidio.sicilia.it).

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