Alla scoperta di un’intensa scrittrice siciliana: Emma La Spina


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Catania-“Come se fossi una bambola” è l’ultimo romanzo scritto dalla catanese Emma La Spina, 56 anni, mamma di quattro figli. Ha vissuto la fanciullezza e la prima gioventù in istituti per bambini abbandonati della sua città. Emma ha scoperto la sua vena di scrittrice soltanto all’età di quarantotto anni, in un momento particolare della sua vita. Oggi lavora presso una scuola catanese.

Ha scritto tre libri, di cui i primi due autobiografici, rispettivamente “Il suono di mille silenzi” e “Mille volte niente”. Ha riscosso un discreto successo ed ha ricevuto parecchi premi letterari.

Una vita non facile la sua, Emma ha vissuto la fanciullezza e la prima gioventù in istituti per bambini abbandonati della sua città. Ha conosciuto anche l’esperienza dolorosa del rapimento e della segregazione. Queste esperienze si riflettono nei suoi libri.

Come una bambola propone una storia di bambine messe alla prova dalla vita e divenute donne forti. Vediamone la trama: Giovanna, Simona, Tiziana e Barbara sono quattro bambine, abbandonate dalle loro mamme in orfanotrofio. Tutte soffrono per la mancanza dell’affetto primario nella vita di ogni essere umano: l’amore della mamma. Se per Giovanna e Simona il bisogno della mamma è intrinseco, genetico, in quanto non l’hanno mai conosciuta, non è la stessa cosa per Tiziana, sbattuta in orfanotrofio a causa dello stupro da parte di un cliente della madre che si prostituiva. Alla sofferenza dello “strappo” si aggiunge l’irrazionale complesso di colpa che l’accompagnerà per tutta la vita.

L’esistenza delle quattro bambine, poi donne, si intreccia come per un imperscrutabile destino.

Giovanna e Simona, Barbara e Tiziana, sono binomi quasi imprescindibili nell’infanzia. Barbara e Tiziana, anche nell’età adulta. Le loro affinità non sono quelle della gioiosa amicizia dell’infanzia o quelle più salde dell’adolescenza, basate sui segreti giovanili trasmessi con un filo di voce a fior di labbra.

Giovanna, da bambina, esercita l’assoluto dominio sulle altre, e specialmente su Simona, che diventerà la vittima condiscendente. Barbara, invece, domina con la forza della personalità e soggioga Tiziana anche in età adulta.

Il futuro si delinea già all’interno dell’istituto dove, seppur trattate tutte con la stessa durezza e con pari freddezza, si delineano le differenti personalità. Le bambine, divenute giovani donne, esploderanno nella primavera della vita. Le coercizioni, le ristrettezze, e l’assoluta miseria materiale e spirituale, non riusciranno a bloccare la trasformazione delle crisalidi in splendide farfalle. Avranno modo di esercitare la loro sensualità e di prendere coscienza del valore dei loro giovani corpi nei confronti dei rapaci uomini “del mondo di fuori”. Poi, la fine dell’adolescenza, brusca, violenta, al compimento dei diciotto anni e un giorno. Adulte in un solo pomeriggio, quello drammatico dell’ultimo colloquio con la madre superiora, la comunicazione del definitivo allontanamento dall’istituto. E’ questo il momento topico per le quattro anime. E’ questa l’origine della loro tormentata esistenza da adulte.

Barbara riesce ad usare la bellezza del corpo, l’intelligenza e la sensualità per conquistare una vita agiata, nella quale l’unico stress è la strategia per la supremazia sugli uomini che userà, prima per la semplice sopravvivenza, poi per effimeri amori, infine per lucrosi affari. Tiziana rimarrà sempre nell’ombra del suo inconfessato, nascosto amore, Barbara.

Simona e Giovanna si avviano invece ad una esistenza tragica. Simona vittima dell’abbandono da parte dell’istituto che l’aveva accudita, anche se in modo tutt’altro che amorevole, si ritrova, preda di voraci schiavisti che, con brutalità e violenza, la obbligano a prostituirsi. Dopo l’amore di un uomo di apparente rettitudine, ma dall’esistenza scellerata e, a causa della morte di questi, si ritrova nella condizione,  di non potere esercitare altro mestiere, che quello della prostituzione, fino all’epilogo tragico che chiude la sua vita.

Giovanna invece, chiuderà la sua vita con una misteriosa scomparsa.

Barbara rimarrà sempre con un tarlo che la tormenterà per la scomparsa di un figlio che non ha saputo amare e che ha preferito far perdere le sue tracce.

Tiziana perderà l’equilibrio della mente dopo aver ritrovato la mamma ed essere stata da lei respinta.

Un interessante intreccio con cui la scrittrice sonda, con delicatezza e sapienza, dinamiche dolorose e reali delle donne che vivono l’abbandono.


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