L’epifania in Sicilia


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feste-BefanaL’epifania in Sicilia è un vero evento per tutti, soprattutto per i turisti dell’Isola. Tra storia, leggenda, credenza popolare o, comunque sia, la notte dell’Epifania è ritenuta magica e la mitica figura della vecchietta che, la notte tra il 5 e il 6 gennaio, a cavallo di una scopa, porta i regali è entrata nei cuori di grandi e piccini.

Nella tradizione cristiana l’epifania (termine che deriva dal greco e che vuol dire manifestazione) è la festa che rievoca la visita dei Re Magi al Bambino Gesù nella notte tra il 5 e il 6 gennaio. La befana è conosciuta dai bambini perché porta i doni nella notte dell’Epifania. Il nome “befana”, infatti, è la versione popolaresca del termine greco “epifania” con cui viene denominata la festa che segue il Natale e che commemora la visita dei re Magi a Gesù.

Con la tradizione cristiana la Befana non c’entra proprio niente, ma nella tradizione popolare c’è una leggenda che in qualche modo la inserisce come protagonista di questa festa religiosa. I Re Magi stavano andando a Betlemme per rendere omaggio al Bambino Gesù. Giunti in prossimità di una casetta decisero di fermarsi per chiedere indicazioni sulla direzione da prendere. Bussarono alla porta e venne ad aprire una vecchina. I Re Magi chiesero se sapeva la strada per andare a Betlemme perché là era nato il Salvatore. La donna che non capì dove stessero andando i Re Magi, non seppe dare loro nessuna indicazione. I Re Magi chiesero alla vecchietta di unirsi a loro, ma lei rifiutò perché aveva molto lavoro da sbrigare. Dopo che i tre Re se ne furono andati, la donna capì che aveva commesso un errore e decise di unirsi a loro per andare a trovare il Bambino Gesù. Ma nonostante li cercasse da ore non riuscì a trovarli e allora fermò ogni bambino per dargli un regalo nella speranza che questo fosse Gesù Bambino. E così ogni anno, la sera dell’ Epifania lei si mette alla ricerca di Gesù e si ferma in ogni casa dove c’è un bambino per lasciare un regalo, se è stato buono, o del carbone, se invece ha fatto il cattiv

Scopriamo insieme come si festeggia in Sicilia la festa dell’Epifania.

 

Anche la gastronomia segue usanze e tradizioni locali. Per i bambini più “monelli”, le nonne e le mamme, preparano il carbone fatto di zucchero, albume d’uovo e colorante alimentare. Tra i dolci più apprezzati per l’Epifania troviamo i buccellati, la frutta candita, i biscotti di pasta frolla e frutta secca e il torrone di mandorle. Per i secondi va molto il il Baccalà con l’uva passa o il Canazzo fatto con verdure di stagione. Per i primi il risotto all’arancia con gamberetti, un piatto delicato fatto con frutta di stagione, così come il risotto al radicchio. Piatti gustosi e genuini per chiudere al meglio le feste natalizie.

In siciliano non esiste un vocabolo che traduca la parola Epifania: l’ultima festa natalizia viene chiamata “ lu se di jnnaru” (il sei gennaio”) o, più spesso, “li tri re” (I tre re) Ispirandosi, in quest’ultimo caso,   al suo nome  francese (la fete des rois).
Sempre all’uso francese s’ispirano anche le vecchie cerimonie siciliane che si celebravano in questa occasione.
La mattina del 6 gennaio, infatti, dopo aver aggiunto  le statuine dei tre re  al presepe, si  andava ad accogliere i magi alle porte del paese, proprio come nella tradizione francese.
“Li tri  re” arrivavano a cavallo, ( se nei dintorni c’era un circo con degli animali, arrivavano su dei cammelli) e la gente  li accompagnava in processione a visitare  i vari presepi costruiti nelle strade del paese, fino al grande presepe della Chiesa Madre dove veniva celebrata la Messa solenne.
Alcuni centri della Sicilia hanno conservato queste tradizioni che si ripettono tuttora con grande successo.
La sera dell’Epifania,infine,  c’era l’ultimo appuntamento con i canti e i festeggiamenti natalizi .

Nessun collegamento invece, nei centri siciliani, con la tradizione della Befana che da sempre caratterizza le altre regioni italiane specialmente da Roma in su…per me bambina la Befana era come la neve: qualcosa che avevo visto solo sulle illustrazioni dei libri di scuola.

L’abitudine di inserire dei doni all’interno di una calza appesa al focolare nella notte della befana avrebbe un significato propiziatorio e di rinnovamento per l’anno nuovo, risalente a moltissimi anni fa.

Come mai nella notte della befana c’è la tradizione delle calze? Si presume che queste abbiano acquisito tale valore per la doppia valenza che possono assumere, ovvero di indumenti indispensabili contro il freddo e di contenitori perfetti a disposizione di chiunque. Un’altra antica leggenda dice che Numa Pompilio, uno dei famosi sette re di Roma, avesse addirittura l’abitudine di appendere, durante il periodo del solstizio d’inverno, una calza in una grotta per ricevere doni da una ninfa.

La befana nel tempo si è configurata come una strega benevola, generosa dispensatrice di frutti della terra. I suoi doni alimentari quali principalmente dolciumi e frutta vengono considerati come offerte primiziali, che vengono ad esercitare una funzione propiziatoria.

Ma oltre a dolci e frutta all’interno delle calze è possibile trovare anche il carbone, antico simbolo rituale dei falò, che inizialmente veniva inserito nelle calze o nelle scarpe insieme ai dolci, in ricordo del rinnovamento stagionale. Poi la cultura cattolica trasformò il carbone in simbolo di punizione per i bambini che si erano comportati male durante l’anno.

Ma non tutti i bambini hanno sempre seguito la tradizione di appendere le calze per la befana. Alcuni invece che le calze, mettevano bene in vista delle belle scarpe o degli stivaletti. La befana, come ricorda una famosa filastrocca, ha sempre tanti buchi nelle scarpe, e quindi avrebbe potuto prendersi quelle nuove e lasciare in cambio i suoi doni. Se invece non ne aveva bisogno, lasciava le scarpe al loro posto riempiendole di doni che avrebbero di certo reso felici i piccoli destinatari.

TRADIZIONI SICILIANE

A GRATTERI – “A Vecchia” si dice abiti in una grotta, detta Grattara, che si trova nel monte di fronte al centro abitato. La sera del 31 gennaio, “a vecchia”, avvolta in un lenzuolo bianco e a dorso di un asino si dirige, tra la gioia dei bambini ed il vociare degli adulti, verso l’abitato, dispensando durante il cammino regali, caramelle e i “turtigliuna”, dolci tipici locali a base di mandorle, noci, nocciole e frutta secca.

A MESSINA – nel quartiere Bordonaro della città dello stretto, il giorno dell’Epifania nella piazza principale, viene allestito “u ‘pagghiaru”, formato da una pertica alta nove metri circa e rivestita di rami di corbezzoli, agrumi, ciambelle di pane azzimo e cotone, che simboleggia un abete natalizio, sulla cui cima si trova una croce alta due metri, abbellita con frutta, nastri, ciambelle e forme di pane, che rappresenta il premio per i 14 partecipanti che la sera dell’Epifania, dopo la celebrazione della Santa Messa si arrampicheranno per aggiudicarsela.

I festeggiamenti folkloristici si concludono con una pantomima sull’eterna lotta tra l’uomo e le insidie della natura, rappresentazione che prende il nome in dialetto “U’ cavadduzzu e l’omu sabbaggiu” e che viene effettuata da due maschere.

A MUSSOMELI – In provincia di Caltanissetta si rappresenta l’arrivo dei tre Magi, cui segue la processione del simulacro di Gesù Bambino.

IN PROVINCIA DI PALERMO – Nei paesini del palermitano la cui popolazione è prevalentemente di origine albanese (Contessa Entellina, Mezzojuso e Piana degli Albanesi) la festa dell’epifania è molto sentita.

Qui i festeggiamenti si dividono tra la cerimonia religiosa nella Chiesa Madre e le rappresentazioni nelle piazze principali che simboleggiano il battesimo di Gesù.

Il Celebrante immerge per tre volte una croce nella vasca e alla terza immersione viene liberata una colomba, che simboleggia la discesa dello Spirito Santo.


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