ERIKA RAGAZZI la violinista guerriera


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di Antonio Omero

Erika Ragazzi, violinista, musicista ed insegnante di violino presso il Liceo Musicale “Turrisi Colonna” di Catania, pedagista musicale e concertista a livello nazionale, a che età hai sentito la vocazione verso il nobile strumento?

Ma in realtà la musica a casa mia è sempre esistita, mio nonno era violinista e clarinettista, quindi sono cresciuta dentro la musica e poi si è prospettata l’occasione di cominciare a suonare verso gli undici anni a Scuola media nell’indirizzo musicale e da lì è stato un escursus verso il Conservatorio, crescendo già con una cultura musicale che era già in casa mia: mio nonno musicista, mio padre dj (ora maresciallo dell’Aeronautica), da mio nonno ho ricevuto il punto di vista classico e da mio padre quello moderno, ma con un approccio molto scientifico nei confronti della musica, un vero audiofilo di tutto rispetto!

Lentini, la tua città ti premia per la tua attività artistica, ma anche Siracusa ti riconosce il premio prestigioso “Ciane” e quest’anno il Premio Donna Siciliana sarà a te assegnato per la tua proficua attività di musicista, insegnante e pedagogista della musica, ti aspettavi tutto questo quando hai iniziato a studiare? E come e quanto si studia per arrivare a questi prestigiosi traguardi?

Ma in realtà non mi aspettavo che la mia vita potesse diventare quella che è adesso, ho iniziato a suonare per pura coincidenza, direi per istinto ho intrapreso il mio percorso di studi musicali, nel momento in cui tu hai quell’attimo di lucidità e ti viene la curiosità nei confronti di una cosa che poi con il passar degli anni si trasforma a tutti gli effetti in un lavoro e in una professione.

Qual è il tuo percorso didattico?

Ho iniziato a Scuola media, ad 11 anni e poi ho completato il Conservatorio che con il vecchio ordinamento era 10 anni, dopo ho preso una laurea in pedagogia musicale, poi ho fatto l’abilitazione, nel frattempo mi sono specializzata in quello che riguarda l’aspetto pedagogico della musica… oggi i giovani all’età mia non sanno cosa fare della loro vita, mentre io, grazie a queste famose coincidenze che mi si sono prospettate davanti al momento giusto, sono arrivata, molto giovane, a fare l’abilitazione e i vari concorsi, confrontandomi con un mondo totalmente diverso, diciamo che sono stata graziata e vincendo i concorsi, adesso faccio l’insegnante e la musicista!

Qual è la tua esperienza artistica più importante che oggi ricordi in modo particolare e quale emozione ti ha fatto vivere?

Ma in realtà sono più di uno i momenti significativi della mia vita artistica, uno certamente è il concerto che ho fatto a Roma per la Notte dei Musei, in cui mi sono potuta confrontare con una realtà oltre lo stretto della nostra Sicilia e lì ho capito quale poteva essere la mia strada; altri concerti da me fatti a Verona, a Milano al Pirellone, ma l’esperienza di Roma mi ha segnata particolarmente.

Il violino, strumento classico per eccellenza… può cambiare lingua, ci vuoi spiegare come?

La musica è di per sé comunicazione e si esprime attraverso dei linguaggi che possono avere una classificazione storica e che nel corso della storia si evolvono. Oggi noi non parliamo più il latino, nemmeno il greco, la nostra lingua si è evoluta e non parliamo nemmeno l’italiano di Dante o di Manzoni, allo stesso modo in musica l’evoluzione del linguaggio musicale ha fatto si che il nostro bagaglio sonoro si ampliasse con quelli che sono i suoni elettronici, inoltre si è evoluto l’aspetto della registrazione che ha modificato la percezione che noi avevamo della musica rispetto all’antichità. Infatti, nel 1700, tu per sentire musica dovevi sentire i musicisti dal vivo. Oggi anche a distanza, grazie a questa nuova tecnologia, io mi sono potuta far conoscere anche nel resto del mondo e mi sono potuta confrontare con altri artisti stranieri. La musica, come linguaggio universale, non può che avvicinare le lingue che non si conoscono e quindi il classico che si avvicina al moderno trova la sintesi in quest’attività che io sto facendo da prima come artista, poi grazie agli stimoli degli insegnanti e di quelle famose coincidenze di cui parlavamo, mi sono trovata a ribaltarle su quello che era anche il mio percorso didattico e nell’insegnamento.

Hai conseguito il Dottorato in Pedagogia Musicale con una tesi di carattere sperimentale incentrata su VIOLINO 2.0, ottenendo il massimo dei voti e hai elaborato un metodo nuovo di insegnamento del violino che coniuga la tecnologia alla musica: Violino 2.0.

Ci spieghi di cosa si tratta?

Violino 2.0 è un nuovo approccio all’insegnamento che a partire da quello che è il metodo tradizionale, quindi, quelli che sono i capisaldi della didattica violinistica, li elabora attraverso questi nuovi linguaggi, queste nuove espressioni che abbiamo oggi, in particolare il computer e i software. Oggi nasce l’interfacciarsi dell’alunno con un software che gli permette non soltanto di auto valutarsi, registrandosi e valutando la propria esecuzione con quella dei grandi esecutori, ma può fare anche tutto un lavoro complesso, risparmiando molto tempo.

Il sentirsi è fondamentale in musica,  il musicista per sua natura non finisce mai di studiare… è un po’ come la vita monastica, si deve lavorare ogni giorno perchè i traguardi non solo vanno mantenuti, ma vanno anche approfonditi sempre di più. Quindi, violino 2.0 perchè? Perchè si utilizza quest’approccio alla tecnologia ed attraverso dei software particolari (quì non ne faccio i nomi per non fare pubblicità) che si usano negli studi di registrazione, proiettiamo il ragazzo non solo nel presente (quindi noi non lavoriamo più con i programmi che sono nel Conservatorio dagli anni ’20), ma lo inseriamo in una realtà contemporanea in cui comunque il registare è all’ordine del giorno. Per il musicista è fondamentale l’autovalutarsi, il riascoltarsi per sistemare quelle che sono le imperfezioni o trovare le possibili soluzioni, sempre attraverso il Web che è una fonte di sapienza infinita se usata, ovviamente, con i giusti modi.

Il tuo disco “INVASIONS”, con etichetta americana, è formato da brani composti da te in cui a fianco al suono del violino vi sono suoni elettronici ricercati ed originali.
Le invasioni narrate nel disco sono quelle dell’uomo moderno e non sono solo di carattere fisico ma anche spirituale, infatti il primo brano si intitola Warriors: Tutti siamo guerrieri e combattiamo la nostra guerra; parlaci di questa tua ultima creatura.

In realtà io ho selezionato alcuni dei brani che avevo già composto molto tempo prima, addiritura c’è un brano che s’intitola two face of love che ho scritto che avevo 18 o 19 anni. Fino ad oggi che ne ho 28 ho composto molti brani e ad un certo punto ho deciso di riunirli in questo disco, anche per farli conoscere …l’espressione artistica se rimane chiusa in sé stessa alla fine poi non è comunicazione, ma diventa autoreferenziale e non ha alcun senso. Ogni brano ha un quadro, possiamo dire, musicale e anche sonoro che ci permette di esplorare un nuovo mondo sonoro, infatti se si ascoltano tutti i brani, l’uno è differente dall’altro proprio perchè queste invasioni, anche se non sono scritte esplicitamente con un testo, con le parole (non è un brano cantato che con il testo spiega quello che sta succedendo) esistono come se fossero impressionismo, dando l’idea di qualcosa che poi ognuno decodifica a modo proprio, trovando una propria definizione. Quindi, perchè chiudere un’opera in un solo significato, quando può avere varie sfaccettature, liberando le percezioni personali senza influenzarle?

La mia concezione dell’arte è orientata all’opera aperta, come modo in cui non sono solo io che compongo e creo, ma lo può essere soprattutto anche l’ascoltatore che a sua volta crea il suo mondo musicale che in INVASIONS si trasforma in invasioni. Ad esempio, c’è un brano che s’intitola Druide dove si sentono determinate sonorità che ad alcuni rimandano qualcosa ad altri qualcos’altro, oppure Warriors, l’idea del guerriero che ognuno di noi la può identificare come qualcosa di diverso, ognuno vive e combatte la propria lotta, però giustamente nell’autobiografia di ciascuno di noi, ognuno sa che cos’è la propria lotta.

Cos’è per te la musica e come vivi il tuo rapporto con essa?

La musica è parte fondamentale ed essenziale della mia vita, anche perchè io impiego tutto il mio tempo su questo, poiché compongo, studio e continuo a fare anche la musicista classica. Mantengo il mio contatto con i vecchi maestri che sono Morzat, Paganini, Bach e in questo contatto con i vecchi, chiamiamoli così, ogni giorno io lavoro sia sullo studio personale, quindi la tecnica che sono il nostro rosario quotidiano, sia scrivo sempre nuovi brani e li elaboro.

Con grande gioia c’è già il seguito di Invasions in preparazione.

Insegno anche musica al Liceo musicale “Turrisi Colonna” di Catania e quindi già trasmetto la mia esperienza ai miei alunni e attraverso anche queste nuove frontiere scolastiche, come l’alternanza scuola-lavoro ho avuto modo anche di portare agli alunni non solo la mia esperienza dal punto di vista pratico, quello che è il suonare, ma da quello più pragmatico rispetto alla professione, cioè di come funziona il mondo del lavoro, come si diventa artisti, come si fa ad interfacciarsi, come si vive d’artista diventando imprenditore di se stesso, conoscendo anche le leggi che normano il nostro lavoro.

Quale rapporto hai con la fede e credi in Dio? E quali sono i valori più importanti della vita?

Io sono credente, ma rispetto tutte le religioni e sono cattolica.  I valori più importanti della vita sono, di base, l’amore e la famiglia. Io devo tutto quello che faccio alla mia famiglia. I loro sacrifici mi hanno dato la possibilità di realizzarmi a 360°, perchè ho iniziato questo percorso molto giovane e senza un supporto familiare di un certo livello è impossibile raggiungere degli obiettivi. Poi a questo ci associo un’altra cosa importante che è la gratitudine, perchè nulla è dovuto e i sacrifici sono tanti, ma non è detto che la strada spunti per tutti. Quindi, se io sono giunta a questo punto, non posso che essere grata alla mia famiglia.

Cosa ne pensi del nostro portale positivo, unico nel suo genere e qual è il tuo messaggio che vuoi lasciare ai nostri lettori?

Allora, in un periodo in cui si parla di fake news e si pone sempre più l’accento su quelli che sono gli aspetti negativi della società, un Portale positivo in cui si affrontano argomenti che mettono in risalto quello che di buono c’è in Sicilia, secondo me, è fondamentale!

Anche perchè in una società che si focalizza sull’errore, piuttosto che sul valore di una cosa, si vive in maniera distorta e quindi, è un ottimo lavoro quello che fate, continuate così per valorizzare la nostra terra.

 

https://www.youtube.com/watch?v=9W3o1IKMjJE

https://www.youtube.com/watch?v=qEroLRRGb5U



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