I carnevali più belli e famosi di Sicilia


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51La Sicilia è tra le regioni italiane con una notevole “cultura” carnevalesca. Rinomati infatti sono alcuni suoi carnevali, ricchi di storia, tradizioni e goliardia, prettamente siciliana.

Le maschere più caratteristiche sono quelle dei Jardinara (giardinieri) e dei Varca note soprattutto nella provincia di Palermo, quelle dei briganti e quella del cavallacciu note soprattutto nel catanese. Altre maschere, parodia ai maggiori esponenti delle classi sociali cittadine, sono le rappresentazioni dei “Dutturi“, dei “Baruni” e degli “Abbati” e ancora, la vecchia maschera della “Vecchia di li fusa” presente anticamente nella Contea di Modica, simbolo della morte del carnevale.

Il carnevale in Sicilia diventa puro spettacolo, per gli spettatori ed i protagonisti. Parecchie sono le città siciliane che vantano noti carnevali famosi in tutto il mondo.

Nella provincia catanese spiccano i carnevali di Acireale e Misterbianco.

Considerato il più bello della Sicilia, il carnevale diAcireale (CT) si distingue per essere molto antico (le prime notizie risalgono al 1594) e prevede la “Cassariata”, una sfilata di carrozze trainate da cavalli; poi ancora dei carri infiorati (bellissime realizzazioni artistiche con garofani ed altri fiori) ed infine i piccoli carri definiti “lilliput”, destinati alle sfilate dei bambini.

Il Carnevale di Misterbianco propone le classiche sfilate con la peculiarità di utilizzare i più bei costumi di Sicilia.

Nella provincia di Enna, grande rilevanza sta assumendo negli ultimi anni anche il Carnevale di Regalbuto.

 Altro rinomato carnevale è quello di Sciacca (AG), anch’esso molto antico (si parla dei primi anni del XVII° secolo) ed ha come protagonista la maschera cittadina “Peppe Nappa”, che apre il carnevale il giovedì “grasso”, con l’acquisizione delle chiavi della città, e lo chiude il martedì “grasso”, quando il suo carro viene bruciato in piazza. Spettacolari sono le sfilate organizzate per le vie cittadine, con diversi carri allegorici, che sfilano attorniati da maschere, persone in costume e con distribuzione di salsicce e bevande.

Meno famoso ma molto interessante è anche quello di Realmonte, con sfilate di gruppi in maschera e carri, abbinati a tanti eventi artistici e goliardici.

Altri carnevali meno celebri a livello nazionale sono quelli di Corleone (PA) in cui protagonisti sono i carri allegorici e la maschera cittadina “Riavulicchiu” e di Termini Imerese.

Nella provincia ragusana abbiamo quello di Donnalucata, e Scicli (RG) che si svolgono nella scenografia della splendida cittadina sul mare; A Chiaramonte Gulfi, si festeggia con un gran ballo in maschera e la tradizionale Sagra della salsiccia.

Nella provincia siracusana spiccano  il carnevale di Palazzolo Acreide, che si distingue per i bei carri allegorici e per le maschere tipiche dei “Cuturri”; infine quello di Avola.

Nella provincia messinese spiccano quelli di Brolo, Taormina, Giardini Naxos, Gioiosa Marea e di Saponara con la

pantomima dell’Orso e della Corte Principesca. Iil rito carnevalesco di Saponara si collega a un evento effettivamente accaduto nel ‘700 all’epoca del Principe Domenico Alliata di Giovanni, Signore di Saponara e delle “terre” del suo comprensorio. La tradizione popolare ha rivestito di leggenda l’antico episodio che racconta di un orso che minacciava l’abitato di questo piccolo centro montano con pericolose incursioni. Dopo avere inviato le proprie guardie a caccia dell’orso, il generoso Principe riuscì a far catturare la belva e a mostrarla a tutta la cittadinanza effettuando personalmente un lungo giro per le strade insieme all’intera corte. Da qui nasce la tradizione di riproporre, in occasione del Carnevale, un vero e proprio cerimoniale in forma di sfilata con la partecipazione di numeroso seguito di paesani, contadini, pastori e boscaioli. La “figura” dell’orso viene impersonata da un membro della collettività che si veste di una pelle di quell’animale, corredata di vecchi campanacci e con in testa una “mostruosa” testa, mentre lunghe catene vengono trattenute ai capi dalle “guardie” in costume di contadini siciliani. Durante il percorso la maschera dell’orso si spinge spesso tra la folla degli spettatori compiendo vezzi e provocazioni varie, stimolando così l’allegria del pubblico. La mascherata si compone anche di un ricco corteo nobiliare di dame e cavalieri, il Principe e la Principessa vestono in stile belle époque e assumono un atteggiamento fiero da parata. Numerose sono poi i paggi, i valletti, le damigelle che accompagnano la corte principesca. Il tutto viene arricchito da maschere carnevalesche diverse, dal complesso “canterini” in costume e dalla banda musicale. La manifestazione, che ha inizio alle ore 14:00 del martedì del Carnevale, ha termine verso le ore 19:00 con una serie di danze collettive, cui partecipa anche il “feroce orso” che non si risparmia di abbracciare le signore presenti.

Inoltre a Novara di Sicilia si celebra la festa del Maiorchino, (varietà di formaggio pecorino stagionato). Si tratta di una prova di abilità che consiste nel far ruotare, con delle corde, forme di formaggio Maiorchino per circa un chilometro. Il lancio richiede forza, esperienza e velocità. Vince infatti la squadra (composta da tre giocatori) che taglia per primo il traguardo (‘a serva), impiegando il minor numero di lanci. Il gioco, risalente alla prima metà del Seicento, era diffuso un tempo anche in alcuni centri dei Nebrodi e dei Peloritani. A Novara di Sicilia, il martedì grasso, in occasione della competizione legata al Maiorchino, viene allestito un ovile con pecorai che preparano “a vista” ricotta e formaggio (‘a tuma) da distribuire ai visitatori insieme ai maccheroni di casa conditi con sugo di maiale e cosparsi con grattugiato dello stesso Maiorchino. Si tratta, insomma, di coniugare il giuoco gestito da una categoria di lavoratori, con l’abbondanza e la bontà del cibo. In questo senso, il rituale carnevalesco viene rispettato pienamente nel senso della “crapula” come propiziatrice di benessere collettivo.

Infine nella provincia di Trapani abbiamo quelli di Marsala, Valderice, Mazara del Vallo e quelli delle Egadi e di Salemi. I “Giardinieri” di Salemi indossano un vestito ottocentesco in velluto alla maniera dei burgisi. Sul capo hanno un cappello di paglia con numerosi lunghi nastri multicolori. Recano in mano un attrezzo a pantografo che, in estensione, raggiunge la lunghezza di circa cinque metri. In cima ad esso è fissato un gancio che consente di porgere al pubblico caramelle, dolciumi vari e, sopratutto un tempo, mandarini e limoni. Questa mascherata è transitata nell’entroterra della Sicilia occidentale da Palermo, dove è presente, nei secc. XVIII e XIX la figura carnevalesca dello scalittaru. A Salemi la maschera è molto diffusa, e ancora oggi è costume attendere ai balconi l’arrivo dei “Giardinieri”, che riescono col pantografo a far pervenire il dono fino al primo piano delle case. Si attua in questo modo una delle forme rituali più diffuse del carnevale, ossia quello del donare, come forma propiziatoria di benessere e di abbondanza. La presenza dei nastri multicolori sul cappello della maschera testimonia, d’altro canto, l’appartenenza del rito al tempo dell’inizio del nuovo ciclo stagionale, essendo la molteplicità dei colori simbolo della varietà cromatica dei prodotti della terra all’approssimarsi della primavera.


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